Venticinque ore in barella, rabbia al pronto soccorso del Versilia
Massarosa: anziano vittima di un incidente resta in attesa degli esami senza essere ricoverato. "Parcheggiato lì senza mangiare: alla fine ho chiesto a mia figlia di portarmi via"
MASSAROSA. È rimasto venticinque ore su una barella nel pronto soccorso dell’ospedale Versilia. «Mi hanno parcheggiato lì come un pacco, senza mangiare, solo con un po’ d’acqua. Alla fine ho chiesto a mia figlia di portarmi via».
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La protesta è di Gerardo Gerardi, 73 anni, residente a Piano del Quercione. E arriva pochi giorni dopo quella dei parenti di un’anziana di 87 anni, anche lei sistemata per tutta la notte nel reparto di emergenza-urgenza, in attesa di alcuni esami di accertamento. Spie di una situazione che al pronto soccorso resta difficile.
Gerardi è rimasto vittima di un incidente serio, ma non gravissimo, mercoledì 3. «Stavo percorrendo con la mia bicicletta la via di Montramito - dice - quando, intorno alle 12,30, sono caduto per terra sbattendo la faccia. Probabilmente la colpa è stata dell’olio che era stato perso da un mezzo, e che ha reso scivolosa la strada. Tanto che prima del mio ci sono stati anche altri incidenti».
A quel punto l’uomo chiama i suoi figli, e chiede aiuto a un passante che si trova lì. «Un signore molto gentile - dice - ha chiamato il 118. I soccorritori a bordo dell’ambulanza sono stati altrettanto gentili ed efficaci, e in men che non si dica sono arrivato al pronto soccorso del Versilia».
Sono circa le 13. Il codice d’ingresso è il verde, che significa “poco critico”. Però gli viene riscontrato un trauma cranico, con un occhio praticamente chiuso e metà dalla faccia rigonfia. È chiaro che è necessario procedere a degli accertamenti.
Il medico, però, non lo visita prima delle 16. Riscontrando che il paziente è vigile. «Passata un’altra ora - spiega Gerardi - mi danno i punti sulla faccia. Alle 18, invece, vengo visitato dall’oculista e mi viene fatta la Tac». A quel punto sono passate cinque ore dall’arrivo al “Versilia”. E i parenti, oltre che il paziente stesso, si domandano cosa si debba fare.
«Non mi hanno ricoverato - continua Gerardi - ma semplicemente spostato da una sala d’attesa a un’altra. Lì ho passato la notte».
Il giorno successivo, i medici dicono ai familiari che l’esito della Tac è stato inviato alla chirurgia maxillo-facciale di Pisa, per capire se sia necessario un intervento chirurgico. Ma il chirurgo di Pisa non risponde, fatto che viene segnalato anche nel referto.
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Infine, alle 17 si riesce a parlare con Pisa. E si conclude che l’operazione al volto non è necessaria. «Ero esasperato - dice l’anziano - ho chiesto a mia figlia di portarmi via. Ha firmato lei le dimissioni alle 18, prendendosi la responsabilità. A parte il dolore (che ovviamente è stato alleviato con antidolorifico, ndr) e il dispiacere per quanto accaduto, non riuscivo a capire perché non mi avessero ricoverato. O al limite dato risposte rapide, che scongiurassero subito problemi seri, ed eventuali interventi da fare. A quel punto me ne sarei andato ben contento».
Gerardi, infatti, la vede così: «Non capisco perché si debba parcheggiare un essere umano in mezzo a quel caos. Non ce l’ho con i medici, loro sono stati gentili e capaci. Infatti non farò alcuna denuncia, perché non ho intenzione di rovinare reputazioni per raccattare qualche spicciolo. Ma è chiaro che è il sistema che non va. Ed è per questo che ho deciso di rendere pubblico quanto mi è accaduto».
La replica dell'Asl. «Non mi risultano disagi particolari in questi giorni al pronto soccorso. Nemmeno per i lavori che in questo periodo stanno interessando la nostra attività. Il caso singolo ci può stare, ma ripeto: non ho segnalazioni in merito». Così il direttore del pronto soccorso del “Versilia” Sergio Milletti replica a proposito delle proteste che ha raccolto “Il Tirreno”. E che vedono ancora una volta finire nel mirino la prima linea dell’ospedale per i tempi d’attesa. In questo caso dell’eventuale ricovero del paziente che deve rimanere in osservazione. È difficile, infatti, capire perché in un ospedale grande, con tanti posti letto a disposizione (di cui non ne vengono occupati giornalmente più di 300) non si riesca a ricoverare le persone che devono restare sotto osservazione. A questa domanda, però, il dottor Milletti non risponde. Limitandosi a dire che «le dinamiche dei ricoveri e le linee guida della Regione sono chiare».
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