Il Tirreno

Versilia

Muore neonato, altri 3 medici a processo

di Matteo Tuccini
Muore neonato, altri 3 medici a processo

Tragedia all’ospedale Versilia: dopo il primo dottore già rinviato a giudizio finiscono sotto accusa anche i colleghi

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VIAREGGIO. Altri tre medici finiscono a processo per la morte di un neonato di appena cinque giorni all’ospedale Versilia. Una tragedia avvenuta nel 2011, che - dopo una lunga e complessa vicenda giudiziaria - ha già mandato a giudizio una neonatologa della pediatria. Accusata di aver posizionato male un catetere sul corpo del bambino, fatto che - secondo l’accusa - sarebbe all’origine del dramma. Ieri, di fronte al giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Lucca Marcella Spada Ricci, si è discussa la posizione di altri cinque medici del “Versilia” indagati per mancata sorveglianza o imperizia. E per tre di loro - il primario di pediatria Luigi Gagliardi e le dottoresse Roberta Cacciavellani e Ilaria Merusi - il gup ha deciso il rinvio a giudizio.

La tragedia. I fatti risalgono al giugno del 2011. Il bambino nasce al “Versilia” prematuro e - in base a quanto emerge dall’inchiesta - emergono delle complicazioni. Il piccolo viene intubato in neonatologia e aiutato con la ventilazione meccanica. Poche ore dopo, gli viene applicato un catetere venoso, come può accadere nei casi in cui un neonato viene sottoposto a terapie. Il catetere, però, si sfila. I medici lo riposizionano e lo assicurano con tre punti di sutura. Nei giorni successivi si prosegue con il monitoraggio della situazione, che sembra in via di cauto miglioramento. Ma al quinto giorno di vita il piccolo ha una crisi e muore. Nonostante i tentativi dei sanitari.

L’inchiesta della Procura. I genitori, dopo la tragedia, denunciano i medici che hanno avuto a che fare con il piccolo. E il pubblico ministero della Procura di Lucca Giuseppe Amodeo apre un fascicolo sulla vicenda. Sul bambino viene eseguita un’autopsia, che fa emergere come la causa della morte sia una lesione provocata dal catetere applicato subito dopo la nascita. Inoltre, la Procura si avvale della consulenza tecnica di due specialisti dell’Università di Siena per una valutazione di tutte le procedure sanitarie eseguite. Sotto inchiesta finiscono tutti e sei i medici che erano in reparto o che hanno seguito il caso, e che vengono assistiti dall’avvocato Graziano Maffei. Ma il pm decide di separare dagli altri la presunta responsabilità della neonatologa che ha materialmente applicato il catetere: la dottoressa Sabina Ciotti. Che viene rinviata a giudizio nell’udienza del 18 febbraio scorso dal giudice Giuseppe Pezzuti. Le accuse a carico della dottoressa Ciotti verranno discusse domani in tribunale.

Gli altri tre a processo. In un primo momento la Procura chiede l’archiviazione per gli altri medici indagati per omicidio colposo. La famiglia del bambino, assistita dall'avvocato Maurizio Zerini e col supporto tecnico del dottor Alberto Benincasa, si oppone alla decisione del pm. Così si va di fronte al giudice per le indagini preliminari del tribunale di Lucca. E il giudice Riccardo Nerucci respinge la richiesta di archiviazione e dispone, come si dice in gergo, “l'imputazione coatta” per i cinque medici. In pratica, viene ordinato alla Procura di procedere con le accuse a carico degli altri cinque dottori coinvolti nella vicenda. Si arriva così all’udienza di ieri dove due di loro vengono prosciolti, mentre a processo finiscono gli altri tre. La prima udienza è stata fissata per il 24 settembre.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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