Gioco
La verità della banda di via Viner: «Luana fu uccisa per un errore»
Marcel Raducan, il “palo”: «Doveva essere un furto, pensavamo che la Mariani non fosse in casa» I legali dei familiari: «Potevano andarsene». Il pensionato accusato di favoreggiamento non parla
FORTE DEI MARMI. «Doveva essere un furto, nella casa di Luana Mariani. Avevamo deciso di compierlo al mattino, ma poi ci fu detto che l’anziana non sarebbe stata in casa all’ora di pranzo. E così andammo in via Viner intorno alle 14».
Luana, però, c’era eccome. E mentre Marcel Raducan e sua moglie Dana facevano la guardia, “il palo” come si dice in gergo, la donna - che fu sorpresa in giardino - veniva picchiata e portata all’interno dell’abitazione da Madalin Paun e da un quindicenne, anche lui rom. Com’è finito, quel pomeriggio di un giorno da cani a Forte, è noto: la Mariani è morta soffocata dal foulard che le era stato messo in bocca dai rapinatori. Aveva 77 anni, il bottino finale è stato 200 euro e alcuni gioielli.
A parlare, nell’udienza che si è tenuta lunedì in Corte d’Assise a Lucca, è stato proprio il palo Marcel Raducan, 32 anni. Non è imputato in questo processo, dove invece si giudica per omicidio sua moglie Dana Raducan (assistita dall’avvocato Adriano Capaccioli). Marcel e Madalin Paun hanno scelto il rito abbreviato, e la sentenza su di loro sarà espressa il 19 giugno. Ma è chiaro che le sue parole sono fondamentali per cercare di capire la dinamica esatta di quanto avvenuto il 4 aprile 2014 in via Viner.
Raducan ha ribadito quanto già affermato dal quindicenne: la banda sostiene che il piano era stato ideato per commettere un furto nella casa dell’anziana. «Inizialmente - dice - dovevamo fare il colpo al mattino. Ma ci fu suggerito di andare all’ora di pranzo, perché la Mariani a quell’ora non ci sarebbe stata».
La linea dell’errore, se così si può chiamare, è contestata dagli avvocati dei sei nipoti della vittima. Costituitisi parte civile nei tre procedimenti giudiziari scaturiti dall’omicidio. «Non ci convince questa tesi - afferma l’avvocato Claudia Buratti, che assieme al collega Filippo Tacchi tutela i familiari - perché avrebbero potuto benissimo decidere di andarsene, se non fossero stati convinti di compiere il crimine con la signora in casa. Contestiamo, inoltre, il fatto che la scelta iniziale fosse questa, perché il profilo di Luana Mariani era ideale per questo crimine: la donna aveva seri problemi di deambulazione, e quindi rappresentava una vittima ideale».
Nell’udienza di ieri sono stati sentiti anche gli investigatori della squadra mobile della questura di Lucca che hanno portato avanti le indagini. Mentre Claudio Questa, il pensionato fortemarmino accusato di favoreggiamento, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
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