Il dolore
Acciuffa il ladro e lo rimprovera
Oreste Giannessi del bagno Nettuno va a riprendersi la bici rubata: «È l’unica cosa che si può fare»
VIAREGGIO. «L’ho fermato e gli ho detto che aveva preso la mia bici. Lui ha risposto che non era vero che la bici era mia. Anche perché l’aveva rubata qualche giorno prima».
Oreste Giannessi ci ride su. Sul web la sua disavventura, raccontata nella pagina Facebook, ha provocato un sacco di commenti: del resto lui è molto conosciuto. Assieme alla sorella è l’erede della dinastia del bagno Nettuno in Passeggiata: il padre è Graziano, il nonno era anche lui Oreste e lo chiamavano “Il federale”, un po’ per prenderlo in giro e un po’ perché ritenevano che avesse quelle simpatie lì. Fatto sta che l’Oreste del Duemila fa comunque notizia, come il padre e il nonno. E il fatto che abbia voluto raccontare quello che gli è successo ha suscitato un nuovo dibattito sulla questione della sicurezza in Passeggiata, e in città in generale.
I fatti. Mercoledì mattina Oreste è come al solito nel suo stabilimento balneare, quando viene chiamato dalla sorella: «Stanno rubando le bici», è il grido. «A quel punto ho visto che un uomo aveva già preso una bicicletta e ne stava puntando altre due - racconta Giannessi - così gli sono andato dietro». Il ladro si è diretto verso la stazione del bus in piazza D’Azeglio. E lì Oreste è andato. «L’ho riconosciuto, è uno degli stranieri che bivaccano in zona. Gli ho detto che aveva preso la mia bicicletta, anche se in realtà era quella di un cliente, e l’ho rimproverato. Lui si è difeso in modo bizzarro, sostenendo che in realtà non poteva essere mia, perché l’aveva rubata qualche giorno fa e l’aveva nascosta. Poi ha desistito».
Il racconto di quanto accaduto ha provocato un dibattito. Oreste Giannessi ha ricevuto i complimenti, per essersi ripreso in maniera decisa ma non violenta il maltolto. «È l’unica cosa che si può fare - spiega - e lo dico con il massimo rispetto per le forze dell’ordine, che fanno il possibile. Purtroppo è difficile far rispettare la legge, e punire i colpevoli. Prendiamo questo caso: il cliente derubato dovrebbe fare denuncia per il tentato furto, ma chissà se il colpevole si farebbe qualche giorno di carcere. Non credo proprio».
Fatto sta che Oreste, sulla questione sicurezza in particolare in Passeggiata e nella spiaggia antistante, ha opinioni ben precise. «Ne parliamo ogni giorno, con proteste e segnalazioni. Io dico solo che in spiaggia, quest’anno come negli anni passati, fanno razzia di borse: si acquattano sulla sabbia, e con un bastone allontanano le borse dagli ombrelloni. Le vittime non si accorgono di nulla, e si lamentano. Mi auguro che qualcosa possa cambiare, ma ne dubito: finché non ci sarà certezza della pena saremo in queste condizioni». IL racconto del balneare del Nettuno arriva, peraltro, dopo una serie di episodi in cui i cittadini hanno reagito - in maniera pacifica, s’intende - ai reati compiuti dai criminali. Segno che non tutti girano il volto dall’altra parte.
@matteotuccini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
