Il Tirreno

Versilia

Mallegni: «Non sono incandidabile»

di Corrado Benzio
Mallegni: «Non sono incandidabile»

Il candidato sindaco del centrosinistra diffonde il parere legale che dimostrerebbe che su di lui la legge Severino non avrebbe effetti

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PIETRASANTA. Massimo Mallegni era ed è candidabile alle elezioni comunali di Pietrasanta. Per timore di non esserlo, in tempi non sospetti (molto prima, per intenderci, prima che scoppiasse a livello nazionale la grana di De Luca, candidato Pd alla carica di governatore della Campania, poi eletto), il candidato del centrodestra aveva chiesto un parere «pro veritate» come si dice in gergo, allo studio Merusi-Toscano, uno degli amministrativisti più importanti della Toscana.

Al centro del contendere gli articoli 10 e 11 della legge Severino, quella norma che cercava discriminare una classe politica non accusata o condannata dalla magistratura. Una legge che avrebbe dovuto arginare i reati commessi dagli amministratori, dalla corruzione al peculato, dalla concussione all’abuso d’ufficio.

Sono 4 pagine fitte fitte, ma già a metà della seconda, l’avvocato Giuseppe Toscano, che redige il parere, scrive «anticipo la risposta che proverò a motivare, dicendo che a mio avviso non risultano applicabili alla fattispecie né l’una, né l’altra norma».

L’argomentare di Toscano è tutto in punta di diritto. Noi cerchiamo di riportare i dati salienti cercando di tradurli in un italiano corrente.

Si parte dalle sentenza del 3 aprile del 2012 quando Mallegni viene assolto dalla grande parte dei reati ascrivibili, figli della «famosa» inchiesta del pm Domenico Manzione.

Restano la corruzione impropria, l’abuso d’ufficio e la violenza privata. La sentenza ricorda Toscano è stata appellata e l’udienza è fissata per il 30 giugno prossimo «quando peraltro – scrive ancora Toscano – tutti i reati saranno prescritti».

Toscano aggiunge che comunque l’avvocato di Mallegni, Sandro Guerra, si prepara a chiedere l’assoluzione in merito all’articolo 129, comma 2 del codice di procedura penale. Che dice che il giudice, anche di fronte alla prescrizione, se il fatto non sussiste , dichiara d’ufficio l’assoluzione.

Per Toscano i reati legati alla legge Severino sono il 323 (abuso d’ufficio) ed il 318 (corruzione) . «Ma questo in astratto – spiega Toscano nel parere – perchè allo stato, per questi reati, non c’è una condanna definitiva» .

Esiste poi il problema (vedi i casi del sindaco di Napoli De Magistris e del sindaco di Salerno, oggi eletto governatore della Campania, De Luca). Si parla, nel caso, della sospensione dalla carica come previsto dall’articolo 11 della legge Severino.«Per definizione – scrive Toscano – non mi sembra che questa norma possa riguardare la posizione, giacchè ad oggi non sei un amministratore locale.

La norma in definitiva, si applica ad uno che faccia già il Sindaco, come in concreto è accaduto per i sindaci di Napoli e di Salerno, salvo altri.Ma anche in questo caso, ricorda ancora Toscano, sia il sindaco di Salerno che quello di Napoli «hanno impugnato dinanzi al Tar Campania i provvedimenti di sospensione di cui al richiamato articolo 11, ottenendone la sospensione cautelare dell’efficacia, con sollevamento di questioni di leggittimità costituzionale dinanzi alla Corte».

Toscano fa poi altre considerazioni legate a questa norma sulla sospensione dalla carica che nel caso che Mallegni vincesse il ballottaggio avrebbe un carattere retroattivo. E per questo già bocciata, come dalle ordinanze del Tar della Toscana.

Così conclude l’avvocato Giuseppe Toscano. «In conclusione per candidarTi alle elezioni «basta» che non ci sia una condanna definitiva per i reati che ancora Ti interessano».

Fin qui il parere pro veritate dell’avvocato Toscano. La data è il 10 febbraio 2015.

 

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