Attenzione
Delitto Mariani, parla il minorenne
«Doveva essere un furto, ma gli altri non hanno voluto fermarsi». Poi chiede scusa ai parenti della donna
FORTE DEI MARMI. Ha detto la sua verità agli inquirenti. «Mi hanno tirato in mezzo gli altri, doveva essere solo un furto senza che nessuno si facesse male. E quando la situazione si è fatta brutta, ho detto loro di fermarsi. Ma non hanno voluto».
Ha solo quindici anni uno degli appartenenti alla banda che nell’aprile del 2014 arrivò in bici in via Viner ed entrò nella casa di Luana Mariani, 77 anni. Picchiandola, derubandola e infine provocandone la morte con un foulard infilato in gola. È un ragazzino, ma gli altri membri del gruppo - tutti frequentanti il campo rom di via della Sipe a Querceta - lo chiamavano “il Grosso”. È stato l’ultimo dei quattro ad essere arrestato dalla polizia, nel settembre scorso, con un mandato di cattura europeo: il “Grosso” è stato trovato nel villaggio di Gruia in Romania, dove evidentemente era finito per nascondersi. Lasciando la Versilia e la scuola media in cui studiava, per la verità non con molto profitto. Ora si trova recluso nel carcere minorile di Casal del Marmo, a Roma. Dove sta cercando di conseguire la licenza media.
Dopo l’arresto, il quindicenne ha parlato a lungo con gli inquirenti. E quando il giudice del tribunale dei minori di Firenze ha deciso che doveva essere processato, ha chiesto assieme al suo legale - l’avvocato abruzzese Gianni Menna - il rito abbreviato. È comparso per la prima volta in tribunale a Firenze il 14 maggio scorso; il 29 giugno tornerà in aula, probabilmente per la sentenza. Nel frattempo, però, ha fornito il suo racconto su quella rapina finita in omicidio a Forte dei Marmi. E in tribunale ha chiesto scusa ai familiari di Luana Mariani, l’anziana rapinata e uccisa in via Viner il 4 aprile 2014. Un gesto che, interessato o meno, è qualcosa di cui prendere atto.
A carico del ragazzino, del resto, ci sono le accuse più gravi. Sarebbe stato lui, assieme a Madalin Paun, 19 anni, a portare dentro casa l’anziana - che i banditi avevano trovato in giardino intorno alle 14 - dopo averla percossa e tramortita, perché urlava troppo. I due le avrebbero legato i polsi e messo un foulard in bocca, poi risultato fatale. Mentre i coniugi Raducan, Marcel (32 anni) e sua moglie Dana (23), li aiutavano e stavano di guardia. Il bottino della rapina consistette in 200 euro e alcuni gioielli, prelevati dalla cassaforte che era stata aperta con una chiave trovata in un cassetto dell’armadio. Il quindicenne afferma che sono stati gli altri a convincerlo. Doveva essere un furto, in casa non doveva esserci nessuno. «Volevo fermarli, dire loro che dovevano smettere - ha detto ai magistrati - ma loro non hanno voluto».
Il ragazzo tornerà in tribunale, come detto, a fine giugno. Con il suo avvocato Gianni Menna, ha chiesto di essere messo alla prova. In pratica, il tribunale potrà emettere la sentenza, oppure sospenderla e decretare nel frattempo che venga inserito in una comunità protetta. Dove non sarà libero, perché ogni uscita dovrà essere accompagnata. Entro l’estate è attesa la sentenza anche per gli altri tre imputati.
@matteotuccini
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