Il Tirreno

Versilia

Uno scrutinio degno di una città al dissesto

Donatella Francesconi
Un po' di ironia sul riconteggio dei voti
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Un po' di ironia sul riconteggio dei voti

Il risultato più contestato della storia delle elezioni di Viareggio è il figlio di una situazione che nessuno riesce più a governare

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Sei presidenti di seggio e un magistrato saranno artefici, oggi, della certificazione del più contestato dei i risultati elettorali della storia democratica di Viareggio. Tra il candidato del Pd che va al ballottaggio e quello della Lega che resta al palo c’è una manciata di voti. In un plico, ben sigillate, mille schede contestate. In un altro, analogo, altre novecento bollate come nulle. Una situazione che è lo specchio del disastro cittadino: se il ministero dell’economia nella sua ispezione (e con lui le indagini di carabinieri e guardia di finanza) ha trovato mutui accesi in barba alla legge (la Costituzione, per la precisione), atti amministrativi il cui contenuto è in bianco, incentivi ed indennità di ogni tipo pagati anche se non dovuti, che sarà mai - inevitabile la conclusione - un pugno di voti contesi? E che volete che sia aver ignorato un po’ di voti disgiunti, “dimenticando” di conteggiarli, come vanno testimoniando alcuni presidenti di seggio.

La campagna elettorale è iniziata nel segno del dissesto: quello dei conti e quello della capacità di governare della politica tutta. Le urne si sono aperte sotto lo sguardo del commissario prefettizio ed il perverso Gioco dell’oca che Viareggio propone da troppo tempo potrebbe riportare tutti al via. Se il ricorso al Tar è accolto, infatti, il risultato elettorale è annullato o congelato (nel caso di attesa del verdetto del Consiglio di Stato). E, nell’attesa di sapere come va a finire governa un commissario prefettizio.

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Fuori dal labirinto della complicata normativa prevale, ancora una volta, tanta amarezza. Per l’immagine della città che rimbalza nel mondo, aggiungendo il controverso esito alle macchie che già porta sulla pelle. Per quelle certezze che la politica dimostra di non saper più dare, tra le faide del Partito democratico, della sinistra (Rifondazione commissariata che ha appoggiato due candidati distinti), del centrodestra che non ha voluto correre unito, del proliferare di liste civiche che non riescono a vivere di vita propria ma nascono e muoiono all’ombra della politica.

Ieri sera, sulle reti televisive nazionali, poche righe di notizia: l’esito delle urne viareggine e le mille schede contestate sono all’attenzione della Prefettura di Lucca. Per tornare al via si passa dalla casella con le sbarre che indicano il controllo e la sanzione. E ci risiamo. Come se le sabbie mobili di una illegalità diffusa fossero la maledizione che Viareggio è costretta a vivere, qualsiasi cosa tocchi.

I cittadini, intanto, scontano il dissesto. Che è il tradimento del patto “matrimoniale” tra chi amministra e chi è amministrato. Quel patto per cui le tasse servono a garantire servizi e non a colmare un buco che il sistema politico ha creato e alimentato pensando di aver garantita a vita un’uscita di sicurezza. Oggi che tutto brucia scopriamo che la scala antincendio, progettata e pagata, non c’è.

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