Sicurezza
Banche ferme sui rating Niente soldi a chi vale
Cruda analisi sul credito di Gianfranco Antognoli, già ai vertici di «Toscana» «Ormai soltanto il credito cooperativo agisce come vera banca locale»
VIAREGGIO. Come sta il credito in Versilia?
«Purtroppo non bene come del resto in Toscana e in genere in tutta Italia, la Versilia non ha elementi distonici né in positivo né in negativo rispetto al resto del Paese, esiste se possibile semmai un maggior ritardo culturale. L'approccio che deriva dalla mancanza di un coordinamento effettivo della politica e delle categorie economiche pesa nel disastro locale per la mancanza di risposte adeguate alla concorrenza che è anche territoriale ed i ritardi cronici della politica e della burocrazia amministrativa in Versilia, per incompetenza e poca voglia di fare della dirigenza non fanno traguardare risultati importanti alle pur valide amministrazioni comunali che solo a livello di sindaci e giunte risultano costituite da persone valide e capaci: secondo me trovare amministrativi intelligenti non è sempre possibile e comunque tutt'altro che facile...».
Gianfranco Antognoli dopo una vita passata in banca (è arrivato ai vertici di Banca Toscana) oggi fa il consulente per le imprese, organizza convegni sul credito, cerca di mettere la sua competenza anche al servizio della politica.
Perché le aziende si lamentano che non vengono erogati fidi?
«Perché i fidi per accompagnare gli investimenti, per poter affrontare meglio la crisi con iniezioni di liquidità necessarie per supportare la ripresa vengono erogati con il contagocce, secondo una logica di rating numerici più che su una analisi qualitativa delle necessità, delle risorse e delle potenzialità effettive dell’azienda di creare valore, valorizzare eccellenze che ci sono, creare ricchezza e occupazione. Anche se la questione strutturale della debolezza patrimoniale delle aziende non aiuta occorre che la banca ricominci a fare la banca cioè erogare per creare e favorire lo sviluppo, tenendo conto di un esame professionale di affidabilità dove il bilancio e i conti economici trascorsi non possono essere i soli elementi esaminati, credo. E penso di poter essere in grado di dirlo con un po' di competenza».
È alto il rischio per le banche nel concedere credito. Oppure sono le regole che rendono tutto complicato. Soprattutto l'impressione è che i direttori di agenzie, filiali, etc hanno più poco potere.
«Allora è un dato certo e non una sola impressione che, dopo la crisi iniziata a fine 2008, le autonomie alla rete delle filiali. sono diminuite sostanzialmente a favore di filiere deliberative e decisionali accentrate è sostanzialmente fuori dalla realtà della banca del territorio. L'unica banca con la testa sul territorio è rimasta la banca di credito cooperativo della Versilia, della Lunigiana e della Garfagnana che ha la proprio direzione centrale a Pietrasanta. E, pur apprezzando il suo ruolo, questo non può essere sufficiente per la quota di mercato che esprime. Le regole di Basilea, i coefficienti patrimoniali e la logica di assorbimento dei capitali bancari certamente non aiutano. L'attività pur meritoria dei consorzi fidi, della Fidi Toscana e dei fondi di garanzia non possono purtroppo risolvere questa strozzatura strutturale del sistema creditizio, però il rischio per le banche rimane alto rispetto alle imprese poco patrimonializzate che costruiscono la stragrande maggioranza del tessuto imprenditoriale della Versilia e di tutto il centro Italia, ma il rischio di credito e la risposta a questo è la sfida che la banca può e deve assumere potenziando le professionalità interne e valorizzando il rapporto con le associazioni sindacali e le amministrazioni locali e regionali. Questa è la banca del territorio. Il resto è pubblicità che non risponde né alla sfida dei tempi e tantomeno alle necessità del mondo produttivo».
Qual è il settore che ha meno credito? E chi invece ne avrebbe bisogno di più?
«I settori oggi più in crisi oltre l'edilizia, sono agricoltura e terziario, il primo con buone possibilità di ripresa il secondo che può avere un risveglio economico positivo solo a rimorchio di una politica e di un'offerta turistica e culturale intelligente e proattiva. È chiaro però che il sistema bancario basato su criteri di rating prende in considerazione difficilmente settori più esposti al rischio di insolvenza. Prendiamo ad esempio il settore immobiliare e delle costruzioni che pur costituisce un sistema trainante, se il mercato tira, e non soltanto in Versilia. Solo oggi a 7 anni dall'inizio della crisi alcune banche, grandi e piccole, si sono attrezzate per aiutare una exit strategy per la crisi del mercato immobiliare, a favore delle giovani coppie,per ridare un senso a un mercato che ha un indotto fondamentale per una ripresa economica possibile. Favorire una ripresa immobiliare delle costruzioni significa infatti ridare un futuro non solo a chi cerca casa ma a tutto l'artigianato che lavora intorno alle costruzioni abitative e commerciali».
Sta peggio il turismo o il manifatturiero?
«Il manifatturiero se non ha sbocchi commerciali esteri, il turismo è un malato cronico che risente invece non solo della crisi, direttamente e indirettamente, ma anche di una mancanza di visione prospettica, mancanza di idee e raccordo con l'offerta culturale che non può essere fine a se stessa con le risorse pubbliche sempre più limitate. Questa è, credo, la situazione».
Si legge di grandi difficoltà nel concedere credito. E poi si scopre che nelle banche crescono sofferenze, incagli, eccetera. Insomma alla fine il merito creditizio non è così ben riconoscibile. O comunque le banche non sanno fare il loro lavoro?
«Le banche hanno dato una risposta tardiva e insufficiente alla crisi generale che prima è stata finanziaria, poi è divenuta economica e produttiva e oggi è soprattutto sociale per le contraddizioni profonde che emergono, le nuove povertà, le difficoltà occupazionali dei giovani, il disagio profondo delle famiglie: un quadro molto preoccupante che le banche hanno subito più che gestito con lungimiranza e attenzione al loro ruolo di necessario sostegno alla economia reale. Le sofferenze sono un problema vero che mina il conto economico degli istituti di credito ma la risposta non è il rialzo generalizzato delle condizioni praticate all'utenza e il credit crunch, queste sono risposte miopi che il sistema credo stia pagando e pagherà amaramente. La banca è un soggetto che intermedia i capitali tra chi ne ha in surplus e chi ne ha necessità: deve saper erogare credito con qualità professionali e imprenditoriali valorizzando l'impegno, le eccellenze che ci sono ridando fiducia dove può essere data altrimenti pagheranno cara la loro mancanza di visione prospettica. Se le banche non fanno credito non rispondono al loro ruolo istituzionale fondante e non fanno nemmeno utili ma continueranno ad avere bilanci asfittici risentendo a loro volta di una crisi che hanno contribuito a generare privilegiando la finanza».
Una buona politica può aiutare i rapporti fra cittadino, imprese e credito?
«Certamente sì, esiste anche una sana competizione fra territori e la politica esprime il governo del territorio. Se gli amministratori pubblici fanno bene il loro dovere danno fiducia, se coinvolgono banche e associazioni di categoria danno una spinta positiva ad una ripresa possibile, chi ha il governo del territorio deve poter fare questo. I cittadini vogliono essere rappresentati dalla parte migliore non da chi usurpa un potere per interessi di parte, questo è il sogno della politica con la P maiuscola».
Esiste una buona politica in Versilia?
«In Versilia sì, a Viareggio no. Almeno negli ultimi 7 anni, e sono tanti, a Viareggio abbiamo perso troppe occasioni per un’ attività di governo raccogliticcia e senza idee forti, non sarà compito facile per i nuovi amministratori, ma dobbiamo farcela con un impegno più corale e responsabile delle forze produttive e professionali della città».
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