Il Tirreno

Versilia

Confcommercio fa la pace Viareggio torna con Lucca

di Matteo Tuccini
Confcommercio fa la pace Viareggio torna con Lucca

Si chiude il contenzioso che aveva portato l’associazione ad espellere Giannessi Bertolani sarà presidente di un nuovo consiglio direttivo che riunisce gli ex rivali

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VIAREGGIO. La pace, a scanso di equivoci, è stata firmata di fronte al notaio. Se sarà armata, si vedrà. L’accordo, nel frattempo, sigla il ritorno dell’Associazione commercianti di Viareggio sotto la sigla di Confcommercio: una fusione che, di fatto, riporta sotto lo stesso tetto gli imprenditori viareggini e lucchesi. O meglio: gli imprenditori viareggini che facevano riferimento a Graziano Giannessi, e quelli che invece stavano con la casa madre di Lucca. Una divisione nata per un contenzioso che aveva portato la Confcommercio ad espellere proprio lo storico titolare del bagno Nettuno. Accusato a suo tempo di essere troppo vicino ai fratelli balneari, e poco ai cugini commercianti.

La lite e l’espulsione. La lite durava da più di due anni. Era scoppiata nel febbraio del 2013, con la scissione tra Ascom Viareggio e Confcommercio. Scissione che Giannessi imputava «alla volontà conquistatrice di Lucca», evidentemente non gradita da questa parte del Quiesa. Giannessi, insomma, rivendicava l’indipendenza di Viareggio su tutta una serie di scelte (compresa l’attività di consulenza e formazione per i commercianti): «Lucca - diceva - ci crede una sua colonia». Dalla parte opposta, invece, il direttore provinciale di Confcommercio Rodolfo Pasquini contestava a Giannessi di non spendersi affatto per i commercianti, mentre di battersi in ogni luogo e con ogni mezzo per la categoria dei balneari di cui fa parte. Un atteggiamento che veniva ritenuto non adeguato, tanto da far sì che le strade si separassero. La lite era sfociata nell’espulsione di Giannessi dalla Confcommercio, annunciata dalla stessa associazione nel novembre del 2013. Provvedimento a cui l’interessato si era opposto.

La nuova associazione. Col tempo, però, è stato riavviato un dialogo tra le parti, con la mediazione dei vertici regionali dell’associazione. E alla fine si è trovato l’accordo che poneva fine alla diatriba. Un patto che sa un po’ di compromesso storico. Anche se Giannessi, con tono furbetto, spiega che «per una partita di calcio con Lucca, a Viareggio scoppiò una mezza rivolta. E dovette intervenire l’esercito. È normale che le nostre discussioni non finiranno mai...». Resta il fatto che i due fronti (ex) rivali si divideranno i posti di comando della nuova Confcommercio Viareggio Versilia. Dodici saranno i posti nel consiglio direttivo, di cui sei assegnati alla “vecchia” Ascom e sei alla Confcommercio.

Bertolani presidente. Presidente, però, sarà confermato Piero Bertolani. E qui è chiaro che a fare il passo indietro è stato Giannessi, che dovrà convivere con la leadership del titolare di Nike Alf. «Questa situazione - spiega Ademaro Cordoni, presidente di Confcommercio - durerà fino al 30 settembre 2016. Poi ci saranno le elezioni, in cui non ci saranno più vincoli». Tradotto: niente quote per l’una o per l’altra parte. Per quanto riguarda le sedi, spiega il direttore Pasquini, «la nuova base inaugurata da poco in via Repaci manterrà il suo ruolo direzionale sia per le scelte tecniche per quelle politiche. Mentre quella di via Sant’Antonio avrà un carattere più legato alla formazione degli imprenditori». Gli uffici che guardano la Torre Matilde, però, verranno abbandonati: lì la Confcommercio è in affitto, e questa spesa non è ritenuta necessaria.

Le reazioni. Tutti i protagonisti di questa vicenda, nell’annuncio dato ieri mattina, hanno usato toni pacati. Assicurando che l’accordo è stato raggiunto per il bene della categoria, senza alcun tipo di ripensamento. Lo stesso Giannessi ha ribadito che l’obiettivo fondamentale è evitare il crollo economico della città, «un evento da cui non ci riprenderemmo per un secolo». Anche Bertolani ha ribadito la necessità di restare uniti per avere una voce sola, con la nuova amministrazione comunale alle porte. In caso contrario, i commercianti non potrebbero contestare alla classe politica un’incapacità di cui sarebbero vittime anche loro.

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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