Il Tirreno

Versilia

Sindaco cercasi, meglio se in prova

di Donatella Francesconi
Sindaco cercasi, meglio se in prova

Parlano i cittadini al mercato dribblando volantini e candidati E c’è chi sbotta: «Avete capito che a votare non va più nessuno?»

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VIAREGGIO. Gazebi, volantini, simboli di partito, candidati, uno dietro l’altro lungo le strade del mercato del giovedì. Difficile acquistare quella bella maglietta così estiva prima di essere passati dalle mani tese, cariche di carta, dei “supporter” di questo o quel aspirante sindaco. L’ottantenne che inchioda la bicicletta di fronte a tre esponenti di una delle liste in corsa non ha dubbi sull’opinione da esprimere: «Non ci viene più nessuno a votare...l’avete capito o no? E con quei fogli lì rompete solo le palle...Meno tasse, ecco che dovete fare!». Parole alle quali fa eco la riflessione di una candidata, da sempre impegnata in politica e nell’amministrazione: «Per chi ha creduto per tutta la vita nell’impegno civile oggi è dura...».

Poco più avanti due anziane dribblano un volantinaggio con uno sprint da numero dieci. «Rosa, lo vedi come si danno tutti da fare per avere il voto?», dice una all’altra: «Poi, però, quando l’hanno avuto...» è la conclusione amara. Che fa spazio alla singolare proposta di Roberto, 66 anni, una vita da commerciante a Viareggio: «Io voto a sinistra. C’è un candidato che avrei scelto, ma non è facile: sembra che ti entri nell’occhio uno più dell’altro, e poi ti sembra subito il contrario...C’è tanta delusione in questa politica. Comunque io penso che un sindaco dobbiamo provarlo fino a metà mandato: poi, se non ha fatto quello che prometteva, un calcio nei fondelli e si manda via...».

Il sindaco con la targa “prova” sembra un’idea che piace: «Molto probabilmente lei prenderà il nostro voto - così si propone Alberto, gagliardo pensionato con tante idee sulla città, ad uno dei candidati a sindaco -: però spero che il suo gruppo sia capace. E poi la sicurezza...perché io sta nella zona della stazione e non si fa vita...». Alberto voterà partito e candidato che più si avvicinano al segno che ha sempre fatto sulla scheda. E non è il solo. «Sceglierò più o meno nell’area che ho sempre votato», è la voce di una donna, dipendente comunale: «Anche se quest’anno è un po’ più dura».

Si mescolano i confronti su due piedi con i candidati, le risposte al cronista, le voci di chi passa, non si ferma, ma lascia un segno: «Ehi, è Ettore Neri quello lì?», chiede una donna al ragazzo che sta distribuendo i volantini. «No, è Antonini», così la risposta. «Va bene, tanto sono sempre di qua...», e la voce dell’elettrice si perde nella pedalata della bici.

La signora Concetta sarà al seggio. Ma sul numero dei candidati a sindaco non è sicura: «Sette, forse?». E neppure sul voto: «Anche se non si vuole esprimere un voto bisogna andare...Certo che, pensandoci, se non fossi stata al seggio non sarei andata...».

Marito e moglie, con il cane, curiosano tra i banchi e fanno quattro passi in centro: «Tutta la famiglia andrà a votare - afferma sicuro lui -. Il nostro voto va alla Lega».

Poco più in là, la signora Marina osserva, dall’osservatorio del suo banco, il via vai di candidati in carne ed ossa e sui volantini distribuiti: «Ma lo vedi come ci hanno ridotto? Ma guarda ’sto mercato qua...Noi ci mettiamo lavoro, impegno, passione...Ma tu guardati intorno...».

Nell’urna, più che la croce su questo o quel sindaco, tanti viareggini metterebbero le richieste più urgenti al posto della scheda elettorale. Un esempio è la signora che punta dritto sull’aspirante sindaco appena riconosciuto e parla chiaro: «Io la voto con piacere. Ma le dico già un problema. Perché mia sorella aveva la cooperativa che per due ore andava a farla camminare..Il Comune ora ha tagliato il servizio...Come si può?!». Si può che c’è il dissesto, fantasma dell’opera lungo tutta la campagna elettorale, con qualche candidato che immagina nuove società partecipate e super presidenti già designati.

«Sai cosa mi ha detto una persona alla quale stavo porgendo un volantino?», racconta un militante: «Mi ha detto “lasciateci in pace...”. Credo che non ci sia frase peggiore».

Qui - chiude un barista storico del Piazzone - «se si arriva al 50% di votanti va di lusso...».

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