Sicurezza
Ricostruzione animata della tragedia
Lavoro in 3D di ingegnere e perito informatico seguendo le sedici evidenze di Scientifica e Polfer
VIAREGGIO. Sedici evidenze, una dietro l’altra, seguendo il filo rosso delle misurazioni della polizia Scientifica e dei rilievi della Polfer lungo il tragitto del treno-killer, carico di Gpl, deragliato a Viareggio sei anni fa. Sono i dati messi in fila dal consulente di parte civile, ingegnere Fabrizio D’Errico, nella ricostruzione tridimensionale portata in aula ieri mattina con una versione decisamente più dettagliata, soprattutto nell’analisi del metodo seguito, del lavoro già prodotto per l’udienza preliminare.
Sedici evidenze - nel lavoro di D’Errico supportato dal perito informatico Salvatore Valese - che si snodano nella ricostruzione animata man mano che la tragedia si consuma dall’ingresso in stazione fino allo squarcio prodotto in una delle cisterne. Squarcio prodotto - secondo l’accusa - da uno dei picchetti di regolazione curve. Uno di quelli che l’Agenzia nazionale per la sicurezza ferroviaria nell’estate 2013 ha prescritto di progettare la rimozione, insieme a qualsiasi altro elemento dell’infrastruttura che possa avere lo stesso effetto. Prescrizione diretta ad Rfi, come da indicazione della Direzione generale per le investigazioni ferroviarie (ministero dei trasporti), e rimasta lettera morta.
«Picchetto e zampa di lepre non interessano più nessuno»: sono le parole di Armando D’Apote, avvocato di Mauro Moretti, all’epoca dei fatti amministratore delegato di Ferrovie, incrociando cronista e un paio di avvocati di parte civile in Tribunale alla vigilia dell’udienza di ieri. Eppure il Collegio (presidente Gerardo Boragine con i colleghi Nidia Genovesi e Valeria Marini) ha ascoltato con attenzione ed interloquito: con il consulente ma anche con lo stesso D’Apote le cui domande sull’argomento poco interessante hanno tenuto tutti in udienza fino quasi alle 20. Con alcuni passaggi di assoluta incomunicabilità tra difensore ed ingegnere. In uno scenario che ha riportato indietro al 2011 e all’incidente probatorio. Dove lo scontro sulla dinamica dell’evento tra Ferrovie e resto del mondo fu tutto segnato da una differenza che non offre punti di incontro: per Ferrovie la cisterna che viene squarciata compie un solo movimento, “slittando” in mezzo ai binari fino a quando non si ferma (come da loro ricostruzione animata); per parti civili e Procura la cisterna slitta e ruota insieme con quella rototraslazione che D’Apote ieri ha dimostrato di non digerire. (d.f.)
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