Gioco
Morì dopo l’operazione all’addome prosciolti dal gup tutti i medici
Per il giudice dell’udienza preliminare non ci sono elementi sufficienti per sostenere l’accusa Maida Signorini, operaia di Pietrasanta, aveva 54 anni quando fu ricoverata all’ospedale Versilia
PIETRASANTA. Non affronteranno un processo i medici dell’ospedale Versilia per i quali la Procura (pm Antonio Mariotti) aveva chiesto il rinvio a giudizio - relativamente al caso della morte di Maida Signorini, operaia di Pietrasanta, 54 anni al momento del decesso di sedici medici. Imputati di omicidio colposo in concorso erano i medici di Chirurgia, Marco Arganini (primario), Andrea Gozzini (di Pisa), David Dianda, Geri Fratini, Rocco Ambrosio, Federica Farina e di Rianimazione, Stefano Buzzigoli (primario), Michele Martini (di Pisa), Matteo Casale, Carlo Iacopo Fausto, Fabrizio Biffoli, Massimiliano Nardini, Elisa Burchi, Candido Zoppi, Cinzia Bemi, Raffaele D'Alessandro. Tutti assistiti dal difensore di fiducia Enrico Marzaduri, tranne David Dianda che si è affidato all'avvocato Elindo Buonaccorsi.
Ieri, al termine dell’udienza preliminare, il gup Marcella Spada Ricci ha pronunciato sentenza di non luogo a procedere, nella fattispecie prevista dal terzo comma dell’articolo 424 del Codice di procedura penale, per cui il non luogo a procedere si ha «anche quando gli elementi acquisiti risultano insufficienti, contraddittori o comunque non idonei a sostenere l'accusa in giudizio».
Soddisfatto l’avvocato Enrico Marzaduri che ha tenuto in aula una linea difensiva “aperta” alle ipotesi risarcitoria, amareggiato l’avvocato Gabriele Dalle Luche accompagnato dal figlio della paziente deceduta il 14 marzo 2012 all’ospedale Versilia dove era stata ricoverata otto giorni prima accusando un dolore improvviso e molto forte all’addome. Diverticoli ed una perforazione all’intestino è la diagnosi che porta la donna in sala operatoria. Otto giorni dopo, Maida Signorini muore per uno choc settico da infezione addominale.
I periti nominati dal Gup, professor Francesco Giunta e professor Luigi Papi, concludono il loro lavoro scrivendo che «non è possibile sostenere né in termini di certezza, ma neppure di elevata probabilità, che una diversa condotta sanitaria avrebbe modificato l’esito sfavorevole del decorso clinico evitando il decesso della paziente».
Fatto sta - sono le parole dell’avvocato dei familiari della donna - «che Maida non c’è più e non sappiamo perché. E non dico io, ma gli stessi periti del giudice per l’udienza preliminare quando dichiarano in aula che confrontando le perizie nessuna concorda con le altre quasi su nulla. Alla signora fu diagnosticata una polmonite da ingestione che viene accertato non esserci mai stata, e c’è un esame scomparso che non è stato ritrovato. Ed ancora è uno dei periti del Gup a parlare apertamente di percorso che non è stato perfetto su molti fronti...Restiamo comunque in attesa delle motivazioni della sentenza».
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