Il Tirreno

Versilia

Chiesto il fallimento della società idrica

di Elisa Valentini
Chiesto il fallimento della società idrica

CUTIGLIANO. Il Comune di Cutigliano ha chiesto il fallimento della società Gaia. L’istanza è stata presentata la scorsa settimana al Tribunale di Lucca, su incarico della giunta guidata dal sindaco...

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CUTIGLIANO. Il Comune di Cutigliano ha chiesto il fallimento della società Gaia. L’istanza è stata presentata la scorsa settimana al Tribunale di Lucca, su incarico della giunta guidata dal sindaco Tommaso Braccesi, per mano dell’avvocato Angelita Paciscopi, che da circa due anni assiste l’ente montano nella diatriba legale col gestore idrico. Cutigliano è il primo comune a presentare istanza di fallimento verso Gaia spa che dal 2005 gestisce il servizio idrico in oltre quaranta comuni toscani, ai quali deve rimborsare 76 milioni di debiti complessivi inerenti a rate mutui per investimenti e spese per interventi sulla rete idrica anticipate dagli enti e che il gestore non ha mai restituito. Per Cutigliano il credito ammonta a 730mila euro. Tanti, troppi soldi, specie per un Comune di 1.500 anime, già afflitto da un indebitamento strutturale di bilancio. E tuttavia agevolato nel presentare istanza di fallimento a Gaia spa dal fatto di non esserne socio, a differenza di molti altri comuni toscani. Una proposta in tal senso fu lanciata a chiare lettere qualche mese fa anche dal capogruppo di minoranza, Marco Ferrari, in consiglio comunale. Nei prossimi giorni, sarà fissata un’udienza per l’esame dell’istanza di fallimento che il giudice dovrà accogliere o meno. Nel caso di un respingimento, il Comune potrebbe percorrere un’altra strada, ovvero la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica che per legge può richiedere il fallimento di una società. «L’istanza di fallimento – spiega Braccesi- rientra nella strategia legale che Cutigliano ha intrapreso da tempo per cercare di riscuotere questo credito che sta causando enormi problemi di liquidità». L’hanno preceduta due decreti ingiuntivi che il Comune ha ottenuto, assistito dalla Paciscopi, e che hanno portato alla riscossione di circa 250mila euro nella primavera 2014 ed ulteriori 16mila euro lo scorso novembre, quando altri Comuni si insinuarono nella procedura e la “torta” fu spartita in misura proporzionale al credito. Per il resto Gaia ha rimborsato solo la prima irrisoria rata (poco meno di 2mila euro), corrisposta in ritardo, del piano di rientro del debito approvato nel 2010 dall’Ato e che la società non ha mai rispettato. «Come questa amministrazione ha detto in varie sedi, faremo di tutto per riavere questi soldi, che sono pubblici e dunque dei cittadini - prosegue il sindaco- sul piano dell’azione politico- amministrativa, non riusciamo a stabilire un dialogo risolutivo con Gaia. Per vie legali, perciò, siamo stati costretti a presentare istanza di fallimento per ottenere quanto ci spetta. Parallelamente, come giunta, abbiamo deliberato la volontà di fare ricorso al Tar per ottenere l’annullamento della delibera con cui a inizio maggio l’Autorità idrica toscana ha approvato un nuovo piano di rientro dei debiti di Gaia».

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