Falsificata la firma sul testamento: parenti a giudizio
VIAREGGIO. Per essere certa che la firma della bisnonna sul testamento era apocrifa si è rivolta a tre esperti grafologi e tra questi lo studio milanese di Evi Crotti che nel 1978, durante il...
VIAREGGIO. Per essere certa che la firma della bisnonna sul testamento era apocrifa si è rivolta a tre esperti grafologi e tra questi lo studio milanese di Evi Crotti che nel 1978, durante il sequestro Moro, si è occupata, su incarico dell'allora ministro degli interni Francesco Cossiga, dell'analisi degli scritti dello statista. Alla fine, dopo nove anni è riuscita a convincere gli inquirenti che quel testamento che nominava erede universale suo zio era falso e la grafia non apparteneva all'anziana scomparsa in Versilia nel 2005, a 95 anni. Così sono finiti a giudizio davanti al gup Marcella Spada Ricci il presunto erede universale Pierluigi Chiappetta, 73 anni, nato e residente a Carrara e i testimoni firmatari dell'atto pubblico redatto il 13 gennaio di 10 anni fa dal notaio Francesco Rizzo (deceduto), vale a dire Alberto Manfredi, 73 anni, residente a Viareggio e Gianna Baratta, 37 anni, di Forte dei Marmi. I tre, a vario titolo e con gradi diversi di responsabilità, sono accusati di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici. L'inchiesta, per la quale era stata chiesta l'archiviazione, è poi finita sul tavolo del sostituto procuratore Elena Leone, la quale - in base a nuovi elementi probatori emersi nel corso della parallela causa civile di fronte al giudice Antonella Frizilio - ha chiesto il rinvio a giudizio con l'udienza camerale che si terrà domani. Secondo la Procura, il nipote della “de cuius“ e beneficiario del testamento assieme ai due testimoni attestava l'autenticità della sottoscrizione della scheda testamentaria di Bernardina Fornaciari, pubblicata dal conservatore dell'archivio di Lucca il 12 settembre 2006. In quella data la pensionata aveva già redatto un testamento con firma autentica nel quale lasciava il suo cospicuo patrimonio - 900mila euro su un conto presso una banca versiliese, una villa a Pietrasanta e un'altra abitazione in Versilia - suddiviso tra i parenti, e tra questi l'adorata Eleonora Vita, all'epoca studentessa universitaria. Ma improvvisamente, poche ore dopo la morte della donna, spunta un altro testamento che nomina il nipote Pierluigi Chiappetta erede unico e universale. Inizia così una lunga querelle a colpi di carta bollata. Eleonora Vita - assistita nella causa penale dall'avvocato Maurizio Campo - acquisisce tre pareri tecnici da esperti grafologi: il professore Paolo Brondi, il dottor Massimo Biagi e lo studio Crotti-Magni. Mentre la causa penale sembra non aver corso, in quella civile il giudice - il 13 novembre 2013 - nomina come consulente tecnico la dottoressa Serenella Carabba che deposita un proprio elaborato peritale concludendo, come avevano fatto i consulenti di parte , per la palese non autenticità della sottoscrizione di Fornaciari. Proprio alla luce di quell'elaborato peritale Eleonora Vita presenta una nuova denuncia-querela e stavolta la Procura porta avanti l'azione penale. Tra gli indagati non figura - perché deceduto - il notaio Francesco Rizzo che in qualità di pubblico ufficiale, per l'accusa, avrebbe attestato l'autenticità di un atto con firma falsificata.
Luca Tronchetti
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