Sicurezza
Sparito un quinto degli alberi della Versiliana
Il censimento definitivo dei danni provocati dalla tempesta Ma c’è chi critica il ricorso alle ruspe per i lavori
PIETRASANTA. La tempesta di vento del 5 marzo scorso ha sradicato oltre 15 mila alberi dal parco della Versiliana. Per intendersi un quinto delle piante presenti nel bosco - sono circa 80 mila - sotto la furia delle raffiche sono stramazzate al suolo. E parliamo di piante vecchie e giovani, di alto fusto o più piccole. «La Versiliana, per come siamo stati abituati a vederla, non esiste più. E mai più, almeno per quanto ci riguarda, torneremo a viverla come eravamo abituati. Quanto meno per la parte che si affaccia sul viale Apua dove comunque le opere sono state completate e l'area, oggi, è finalmente in sicurezza» fa sapere l'assessore Italo Viti. Fronte del parco in sicurezza, ma dove ancora permane l'ordinanza di divieto di accesso, come rimarca il sindaco Domenico Lombardi. «A breve prenderemo una decisione se revocare o meno il divieto: dovrò ascoltare il parere degli esperti al riguardo. L'obiettivo resta quello già annunciato: rendere di nuovo agibile e percorribile la Versiliana, nella sua completezza, entro la fine del mese di giugno».
Ma da quale pianta intendono ripartire Comune ed enti preposti per salvare e ridare vita al parco d'annunziano? «La prossima settimana, con i vari soggetti preposti, faremo il punto della situazione - spiega Viti -: posso però anticipare che in alcune zone del parco continueremo a privilegiare il pino anche se restano valide le altre soluzioni, per intendersi i lecci, gli ontani ed altro. Certo, servono soldi e molti. Ad ogni modo, tanto per cominciare, per una sorta di strategia botanica d'attacco partiremo con la piantumazione di un centinaio di alberi. Nel frattempo proseguiranno i controlli e le operazioni di monitoraggio nel resto della Versiliana».
C'è chi però, come il professor Marco Pozzoli, architetto, paesaggista, agronomo, già docente universitario e consulente di enti ed associazioni su scala internazionale, che boccia senza mezzi termini l'azione portata avanti negli ultimi 2 mesi nel parco. «Un lavoro fatto da incompetenti per un approccio completamente sbagliato. Non si può pensare di fare delle buche per togliere la ceppaia. Il ricorso alle ruspe è stato un gravissimo errore perchè così facendo è stato calpestato e danneggiato il novellame, per intendersi tutte quelle piantine che, successivamente, avrebbero rinnovato e rigenerato il bosco. Bisognava, al contrario, scalzare, fresare, rimuovere lo strato fertile. Le conseguenze di questa azione si vedranno purtroppo nel tempo. Comprendo che eravamo - continua Pozzoli - in una fase di emergenza, che la priorità era mettere in sicurezza, ma si poteva benissimo agire in modo funzionale e senza fretta tutelando comunque il bosco».
Pozzoli non entra invece nel merito da quali piante ripartire per ridare vita al parco. «Bisogna valutare zona per zona, conoscere a fondo il terreno, avere cura di ogni dettaglio. La Versiliana antecedente il 5 marzo era caratterizzata da pini di oltre 80 anni, vecchi, altissimi e con fusto non idoneo. Il pino non è autoctono, ma appartiene comunque alla tradizione della zona e quindi, alla pari di altre piante, dovrà essere tenuto in considerazione nei progetti in divenire«.
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