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Raddoppia la tassa sul marmo per chi fa affari con i detriti

Raddoppia la tassa sul marmo per chi fa affari con i detriti

Le novità contenute nella nuova legge sull’escavazione: la valutazione di impatto ambientale spetta anche alla Regione, una parte dei soldi pagati dalle aziende finirà al Parco delle Apuane

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SERAVEZZA. Aumenta la tassa marmo per chi scava l’oro bianco delle Apuane, e altri materiali e inerti, per farne uso industriale. E per chi usa gli scarti provenienti dalle escavazioni e lavorazioni. La nuova legge regionale sulle “Disposizioni in materia di cave” (35 del 2015) dà infatti la possibilità ai Comuni di raddoppiare il contributo dall’escavazione fino a un massimo del 10,5%. Rimane invece ferma al 5,25% la soglia massima applicabile per chi estrae materiale da ornamento e da taglio. Insomma, per le aziende che estraggono i blocchi di marmo per farne lastre da lavorazione (o magari venderli direttamente) non cambia niente. Mentre invece subiranno il salasso – perché con molta probabilità le amministrazioni usufruiranno della possibilità – le imprese, ad esempio, che producono carbonato di calcio o granulati.

Tasse raddoppiabili. La nuova legge regionale, che inciderà allo stesso modo sia sulle attività di cava dell’area del Parco delle Alpi Apuane, che in quelle del bacino industriale di Carrara, è stato stilato un elenco dei materiali considerati per usi industriali e costruzioni, tra i quale c’è la dolomia, calcari, pomici, sabbie silicee, argille, torbe, sabbie e ghiaie e altri materiali per granulati, pezzami, conci, e blocchetti. Poi si fa riferimento a chi utilizza le scaglie della coltivazione, che la legge indica come “derivati dai materiali da taglio”. Su tutti questi tipi di materiali sarà la Regione a stabilire un tariffario dei prezzi medi di mercato. In base a questi, e alla quantità di materiale estratto dichiarato dalle singole imprese del territorio, i comuni stabiliranno le entrate annue. Ovvero la cifra su cui calcolare la percentuale del contributo, che potrà essere alzata fino al doppio (10,5%).

Impatto ambientale. Un’altra novità importante riguarda la procedura di Valutazioni di impatto ambientale. La valutazione che viene fatta sul piano di coltivazione delle ditte, prima che i Comuni rilascino l’autorizzazione alle aziende. Sopra certe soglie sarà direttamente la Regione a concedere il nulla osta sulle Valutazioni. Per quanto riguarda le cave nell’area tutelata delle Apuane, il Parco continuerà a analizzare le procedure di Via sotto i 30mila metri cubi annui (che sono la maggior parte). Mentre nel bacino industriale di Massa Carrara saranno sempre i Comuni a farlo, se l’azienda chiede di estrarre meno di 6 mila metri cubi l’anno.

Soldi al Parco. Un’altra novità interessante riguarda il Parco delle Alpi Apuane che per la prima volta incasserà parte del contributo sull’escavazione. Si tratta dell’1%. Saranno i Comuni ricadenti, anche parzialmente, all’interno del territorio del Parco delle Alpi Apuane a versarlo all’ente. Questo aspetto è stato specificatamente richiesto dall’attuale presidente del Parco, Alberto Putamorsi, all’assessore regionale Ceccarelli che ha seguito come delegato la nuova legge. Visto che anche il parco con i suoi dipendenti si occupa di questa attività per le istruttorie e le procedure di Via. Il presidente Putamorsi ha stimato un'entrata annua nelle casse del Parco intorno ai 100 mila euro.

Tiziano Baldi Galleni

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