Il Tirreno

Versilia

Espropri in spiaggia Il sindaco si oppone

di Matteo Tuccini
Espropri in spiaggia Il sindaco si oppone

No di Del Dotto alla possibilità che gli immobili fronte mare finiscano in mano pubblica. «Mi muoverò con la Regione»

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LIDO DI CAMAIORE. «No agli espropri in spiaggia». Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore (ma in questa sede parla anche a nome degli altri sindaci della costa versiliese come presidente dell’Unione dei Comuni) lo dice chiaramente: vuole opporsi alla possibilità che gli immobili di proprietà privata costruiti fronte mare finiscano in mano pubblica. «È una follia - spiega - che potrebbe causare un buco enorme nelle casse dello Stato». Si parla, infatti, di un patrimonio da un miliardo di euro solo in Versilia.

La questione è quella dei cosiddetti “incameramenti” delle strutture - bar, ristoranti, cabine e locali di vario genere - presenti su aree demaniali come le spiagge. Queste costruzioni sono sì di proprietà privata, ma in base al Codice della navigazione devono essere acquisite dallo Stato. A meno che non vengano definite «di facile rimozione», cioè facilmente spostabili. Nel 2013 la Regione ha approvato una legge che definiva di facile rimozione tutte le strutture che potevano essere smantellate nel giro di novanta giorni: in questo modo le salvava praticamente tutte, impedendo che finissero appunto in mano pubblica.

Questa legge, però, è stata contestata dall’Agenzia del Demanio. E nei giorni scorsi la Regione ha istituito una commissione, composta da tecnici scelti da Firenze, dal Demanio e dalla Capitaneria di porto per definire - una volta per tutte - la facile o la difficile rimozione delle strutture. Questa mossa è stata percepita come un passo indietro dai balneari, che sono proprietari della maggior parte dei locali; ma Firenze, in un comunicato stampa, ha precisato che la legge che tutela gli immobili fronte mare è ancora in vigore.

Ora tocca a Del Dotto dire la sua come rappresentante dei sindaci versiliesi, su una questione tecnica ma con all’interno una polpa enorme: come detto, lo Stato intende accaparrarsi beni per un miliardo di euro. «Una cifra spaventosa - dice Del Dotto - che già dovrebbe farci riflettere: se lo Stato si prende questi beni dovrà comunque prevedere un indennizzo minimo per ogni privato a cui li toglie. Questo significa che l’intera operazione rischia di costare ben più di un miliardo di euro. Se, invece, lo Stato intendesse prendersi tutto senza sborsare un euro, saremmo di fronte a una nazionalizzazione vera e propria delle imprese. In contrasto aperto con l’articolo 44 della Costituzione, che tutela la proprietà privata».

Il sindaco, perciò, si muoverà con la Regione per capire di più della commissione su facile e difficile rimozione «che sono questioni di cui alla fine non si è mai capito granché. Ribadisco, però: non so chi abbia avuto l’idea, se si tratti di tecnici che spingano la politica o cose simili, ma se l’idea è balzana bisogna contrastarla. Anche perché noi, come Comune di Camaiore, già diamo un milione di euro a Roma. E non intendiamo aprire di più i cordoni della borsa per un’operazione che non ha senso né giustificazione».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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