Italia
La Viareggio porto non paga Il Comune si riprende le banchine
Contratto di affitto scaduto da fine 2013 e nelle casse dell’ente pubblico non è stato versato un euro Se ne è accorto chi sta controllando i conti e la vicenda rischia di avere sviluppi giudiziari
VIAREGGIO. Il Comune chiede indietro, alla Viareggio Porto, le tre banchine Ceina, Antonini e Maria Luisa di Borbone per le quali la società pubblica aveva un contratto di affitto scaduto al 31 dicembre 2013 e fino ad oggi mai rinnovato. Con il risultato che l'Ente pubblico ha regolarmente pagato all'Autorità portuale il canone per la concessione (oltre 9.000 euro) senza riscuotere l'affitto di pari entità. Da fine 2013 al gennaio 2015 sono passati per la società che gestisce gli approdi da diporto tre presidenti: Alessandro Volpe (in quota all’amministrazione Lunardini, centrodestra), Giovanni Giannerini, Fabiano Frosini (entrambi in quota alla Giunta Betti, centrosinistra). Nessuno dei quali, evidentemente, si è accorto che il contratto era scaduto e andava rinnovato. Così come non se ne sono resi conto i revisori della Viareggio Porto, il consulente amministrativo Alessandro Lemmetti, i membri del consiglio di amministrazione e gli uffici comunali competenti, gli incaricati del Centro studi Enti locali che hanno confezionato per la società uno studio economico/finanziario. Con il risultato che la Viareggio Porto ha incassato dagli ormeggi delle tre banchine oltre duecentomila euro, parte dei quali dovevano andare al Comune per l'affitto 2014 e, ormai, anche 2015.
Oggi che, alla luce delle messa in liquidazione della società, prima, e dell'istanza di fallimento che ha visto entrare in scena il Tribunale, poi, i conti della società pubblica sono stati passati al microscopio dal liquidatore Eduardo Falzone, il caso è scoppiato. E potrebbe avere conseguenze giudiziarie. E non è un caso che il Comune abbia fatto un passaggio formale affinché il bene (le banchine) tornino nella disponibilità del concessionario-Ente pubblico.
Ma c'è dell'altro: nella determina 1627 del 27 dicembre 2012 "Gestione risorse 2012 in materia di banchine-impegno di spesa" viene stabilito che il Comune ritiene di ricavare dalle banchine Pescatori, Maestri d'ascia e calafati, La Ceina e Maria Luisa di Borbone (Antonini non è citata) «introiti accertati per 110.000 euro» come «proventi a destinazione vincolata per la manutenzione ed il miglioramento delle strutture/infrastrutture vincolate». Come stabilito nella delibera di Giunta numero 219 del 30 marzo 2007. La quale - per le banchine Ceina ed Antonini - stabilisce che gli specchi acquei siano destinati «all'ormeggio di unità da diporto da gestire in regime di concessione demaniale marittima con destinazione vincolata dei proventi dalla stessa derivanti per la manutenzione ed il miglioramento delle infrastrutture/strutture portuali». Dagli ormeggi, dunque, il Comune intendeva ricavare somme da reinvestire sul porto, a vantaggio di tutta la città.
Così non è andata, almeno nell'ultimo anno mezzo, durante il quale nessuno dei soggetti competenti nella vicenda, si è accorto di quanto andava accadendo. Cosa tanto più assurda se si pensache tutto questo è accaduto in quel 2014 che è l’anno del dissesto, quello in cui non si parla d’altro che di Corte dei Conti, Mef, casse pubbliche colabrodo.
«Cosa accadeva sulle banchine in porto si sapeva da quindici anni...», ha dichiarato Riccardo Cima, amministratore unico della Polo Nautico parlando, giovedì, davanti al presidente della Regione. Parole migliori per dare corpo all’affermazione di Cima non posso essere che quelle messe nero su bianco dal Gip Alessandro Dal Torrione, nell’ordinanza che dispone l’arresto dell’allora nostromo del porto, Stefano La Rosa (condannato a tre anni per corruzione), che con la Viareggio Porto aveva instaurato un vero e proprio braccio di ferro sulle tre banchine in questione. Sulla base dell’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo di Lucca, Dal Torrione scrive: «È evidente come attraverso il sistema corruttivo si instauri una totale illegalità nella gestione delle banchine».
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