Sicurezza
Yacht al Forte, Briatore rischia 4 anni di reclusione
La richiesta dei pubblici ministeri per i presunti reati fiscali legati al noleggio del sessantadue metri che fu sequestrato dalla Finanza cinque anni fa
FORTE DEI MARMI. Quattro anni di reclusione. È la condanna che i pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Walter Cotugno di Genova hanno chiesto per Flavio Briatore al processo, che, nel tribunale del capoluogo ligure, lo vede imputato insieme ad altre quattro persone per reati fiscali legati al noleggio del mega yacht «Force Blue» (sessantadue metri) sequestrato dalla Guardia di Finanza nel maggio del 2010 poco lontano dalla spiaggia di Forte dei Marmi.
I pm hanno chiesto tre anni e dieci mesi di carcere ciascuno per il comandante del Force Blue Ferdinando Tarquini e per Laurence Eckle Teyssedou, uno degli amministratori che si sono avvicendati nella società Autumn Sailing Limited, proprietaria dello yacht; e poi tre anni e sei mesi per Dominique Warluzel nella sua qualità di amministratore e legale rappresentante della stessa società dal febbraio 2008 e tre anni per Maria Pia De Fusco, amministratore unico della Autumn Sailing dall’aprile 2006 al febbraio 2008.
Secondo l’accusa, Briatore, in concorso con gli altri imputati, avrebbe simulato un’attività commerciale di noleggio dell’imbarcazione per godere di tariffe agevolate non pagando l’Iva per un totale di circa 36 milioni di euro.
Inoltre avrebbe indicato l’uso di carburante come esente dalle accise mentre doveva essere soggetto a imposte.
Un’altra accusa formulata nei confronti del noto imprenditore è quella dell’emissione di fatture per operazioni inesistenti. I sostituti procuratori della repubblica hanno chiesto per tutti gli imputati l'interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e l'interdizione temporanea della professione di comandante di nave per Tarquini. Hanno anche chiesto la confisca dello yacht Force Blue che è ancora sotto sequestro.
Il megayacht di 62 metri fu sequestrato mentre a bordo c'era la moglie di Briatore, Elisabetta Gregoraci, e il figlioletto, oltre a una ventina di membri dell'equipaggio.
«Gli uomini della Finanza - raccontò il comandante della barca Tarquini - ci hanno abbordato come fossimo dei pirati. Ci hanno intimato di fermarci con sirene spiegate e con uno spiegamento di forze esagerato. Conoscevano il nostro programma. Non c'era bisogno di un'azione così. Dopo che ho terminato la manovra sono saliti a bordo in sei o sette e hanno proseguito la navigazione con noi fino al porto della Spezia».
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