Il Tirreno

Versilia

in tribunale

Così andò la notte in cui Panariello morì

Parla una delle due donne che era con lui: si sentì male in un attimo

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VIAREGGIO. Franco Panariello si è sentito male appena si è iniettato la sostanza che insieme agli amici aveva acquistato nel giorno di Santo Stefano del 2011. E da quando ha accusato il malore a quando è stato trovato morto in un’aiuola «non si è più ripreso». L’ha testimoniato ieri in aula Monica Lazzari che nei mesi scorsi ha patteggiato nell’ambito dello stesso procedimento dove oggi Stefano Simoncini (assistito dall’avvocato Tiziana Pedonese) è sul banco degli imputati a rispondere di omissione di soccorso.

Lazzari ha ammesso la ricerca dello stupefacente. Ma nel sangue di Panariello l’autopsia non ha trovato traccia alcuna di droghe. L’unica sostanza riscontrata è il bupropione «in concentrazioni piuttosto elevate», come scrive Stefano Pierotti, medico legale incaricato. Il bupropione è un farmaco, non uno stupefacente, utilizzato come antidepressivo e per smettere di fumare. Ma scatena reazioni allergiche oltre ad «aumento di pressione sanguigna e frequenza cardiaca». Panariello potrebbe aver assunto il bupropione per conto proprio. Oppure lo spacciatore ha venduto il farmaco invece che eroina. «La testimone - dichiara Cristiano Baroni, legale di parte civile, ha confermato l'utilizzo di sostanze stupefacenti la sera del decesso di Panariello e l'acquisto e la cessione allo stesso da parte dell'imputato». Stupefacenti che tali non erano, però. Il processo riprenderà il 18 settembre con l’esame dell’altra donna presente quella sera e dell’imputato. Su richiesta della parte civile sono state acquisite le dichiarazioni del teste Martini, amico di Panariello.

Donatella Francesconi

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