Il dolore
Una montagna dai sentieri pericolosissimi
ARNI. La montagna tradisce. O comunque non perdona. Soprattutto le Alpi Apuane: così belle, così amate, così vicine. Per noi versiliesi sembra di andare sul tetto di casa e di lì vedere il mare, la...
ARNI. La montagna tradisce. O comunque non perdona. Soprattutto le Alpi Apuane: così belle, così amate, così vicine. Per noi versiliesi sembra di andare sul tetto di casa e di lì vedere il mare, la pianura, le isole toscane e il golfo di Spezia.
Eppure se si guardano su google le foto del monte Macina ci si accorge che quella piramide aguzza è facile da raggiungere. Ma attraverso stretti sentieri che viaggiano a strapiombo su pareti di roccia.
Non ci sono alberi o almeno arbusti pronti a fermarti o a permetterti l’estremo appigglio. Si è sicuri, perché la salita o la discesa non sono complicate. Ma si è comunque senza rete, senza appello, senza girone di ritorno o secondo tempo.
Ed è chiaro che Giorgio Salvatori era esperto conoscitore di quei luoghi. Appassionato certo. Oggi, per un fortemarmino era più giornata da mare – una delle prime – che da montagna. Invece è salito con un’amica anche lei appassionata dell’altura.
Ora la donna che ha assistito alla terribile scena è sotto choc. Anche lei fortemarmina, è stata riportata a valle dai soccorritori. Era in lacrime, balbettava.
È scesa con il soccorso senza poter aspettare che il corpo del compagno di cordata venisse recuperato dai soccorritori.
Che sapevano già, visto il tipo di caduta e i 400 metri senza un appiglio, cosa avrebbero trovato in fondo al dirupo. Un corpo senza vita. Senza calcare con la retorica un altro sacrificio alla bellezza estrema delle nostre Apuane.
c.b.
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