Il Tirreno

Versilia

Due milioni di debiti fuori bilancio I revisori ai dirigenti: li pagate voi

di Donatella Francesconi

Il Collegio presieduto da Daniele Limberti lancia l’altolà: si rendano note subito tutte le cifre Tra queste ci sono i quattrocentomila euro di quota partecipativa al Consorzio ambiente Versilia

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VIAREGGIO. Per quanto sembri incredibile in un Comune che ha trascorso tutto il 2014 a discutere del dissesto poi dichiarato il 2 ottobre, nel bilancio di previsione 2014 sono spuntati due milioni, circa, di debiti fuori bilancio. Debiti che si trascinano anche nel bilancio pluriennale 2014-2016. Come denunciano i revisori dei conti (presidente Daniele Limberti, con i colleghi Claudio Pucci Salvatore Suriano). Una cifra ipotetica, ricorda il verbale dei revisori datato 4 maggio scorso, perché l’importo dei debiti in questione «è stato quantificato dietro segnalazioni generiche ricevute da parte dell’ufficio ragioneria e contabilità».

La “scoperta” non è andata giù al Collegio dei revisori dei conti, soprattutto per le scarse certezze in materia di cifre definitive: «Si invitano i dirigenti - così il verbale ad inviare le notizie richieste dal Collegio entro il termine indicato per consentire l’inserimento degli importi tra la “massa passiva” in via di formazione». Massa passiva che è di competenza dell’Organismo straordinario di liquidazione.

I revisori dei conti danno un vero e proprio altolà: «Il Collegio avverte che qualsiasi causa o ritardo possa ostacolare l’attività dell’Organismo straordinario di liquidazione per non consentire entro i termini previsti la quantificazione della “massa passiva”, o qualsiasi condotta intesa oggi ad occultare o trascurare il riconoscimento di debito, con conseguente aggravio degli esercizi successivi dell’Ente, costituisce e rappresenta fondato motivo per addebitare la spesa a carico degli inadempienti». Nel senso che i dirigenti saranno chiamati a rimettere le somme di tasca propria.

Da quali cifre siano formati i due milioni in questione (e forse di più) ancora non è chiaro. Certo è che in parte arrivano dalle mancate riconciliazioni delle partite tra Ente pubblico e società partecipate, e questo è un bel “nodo” che le amministrazioni si tramandano una dopo l’altra. Ma i revisori hanno posto un quesito chiaro rispetto alla partecipazione del Comune di Viareggio al Consorzio ambiente Versilia (Cav), nato per - così si legge nell’atto di costituzione - «l’utilizzo coordinato ed integrato degli impianti di selezione, trattamento e riciclaggio rifiuti in località Pioppogatto e dell'impianto di termoconversione e produzione di energia elettrica in località Falascaia, nonché per la gestione coordinata ed integrata di tutte le attività, operazioni ed obbligazioni che dalla convenzione possono derivare, nonché per le funzioni spettanti agli Enti connesse alla titolarità di detti impianti». Nella Versilia da quattro società dei rifiuti (Sea ambiente, Sea rifiuti, Vera, Ersu) al Comune di Viareggio la partecipazione al Cav costa quattrocentomila euro, solo per l’ordinaria amministrazione del Consorzio. La cui quota associativa è fissata in base alle percentuali di conferimento del rifiuto indifferenziatato. Resta aperta la domanda che è già stata posta in sede di Cav dal sindaco di Camaiore, e presidente dell’Unione dei Comuni, Alessandro Del Dotto: perché il personale in Cav deve essere pagato in più rispetto a quanto già percepito come dipendenti dei singoli Comuni? Un esempio per tutti, quello del direttore di Cav che è il segretario generale del Comune di Forte e percepisce trentamila euro per il ruolo ricoperto nel Conzorzio. Mentre il segretario generale del Comune di Camaiore svolge gratuitamente anche l’incarico nell’Unione dei Comuni. La commissione di Cav, inoltre, percepisce ventimila euro. A tutto questo si sommano gli incarichi esterni che appaiono irrinunciabili.

Senza contare che un consorzio per i rifiuti esiste già: l’Ambito territoriale ottimale, in ambito regionale Versilia compresa. E che in Cav i sindaci si ritrovano a svolgere compiti gestionali che la legge non attribuisce loro. Ce n’è abbastanza, a fronte di quattrocentomila euro da sborsare, per volerci vedere più che chiaro.

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