Il Tirreno

Versilia

il commento

Se questo è un servizio pubblico

di LUCIANO MENCONI

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di LUCIANO MENCONI

A che serve un’azienda pubblica se il servizio che fornisce lo si deve pagare sempre di più anche se lo si utilizza di meno? Che senso ha che i Comuni siano azionisti di una società di cui sono anche creditori? È un vantaggio per i cittadini avere come controparte un soggetto economico di questo tipo?

Quello che sta avvenendo attorno al bilancio di Gaia - con una stangata sulle bollette dell’acqua giustificata anche con il fatto che i cittadini ne hanno consumata meno del previsto - sembra fatto apposta per seminare dubbi e proteste nei confronti del sistema di gestione del servizio idrico e per metterne in discussione il profilo giuridico.

Gaia è una spa i cui azionisti sono i Comuni. È di fatto un soggetto economico pubblico che soprattutto dopo il referendum del giugno 2011 dovrebbe operare per garantire a tuttti i cittadini la distribuzione dell’acqua intesa come bene comune, non come un prodotto o una risorsa finanziaria. In realtà, malgrado lo stop alla remunerazione garantita del capitale cassata dalla volontà popolare, aziende come Gaia operano come vere e proprie imprese private. In alcuni casi sono perfino quotate in borsa, che significa riconoscere nel profitto parte fondamentale della propria missione operativa.

Aldilà di quello che significa per la politica - poltrone da distribuire, assunzioni da promettere, dividendi da staccare - questo tipo di azienda è l'emblema di un modo contraddittorio e anche un po' ipocrita di intendere il servizio pubblico. Nulla lo dimostra meglio della beffa annunciata da Gaia presentando il bilancio consuntivo 2014. Se da un lato si fanno campagne virtuose contro lo spreco dell'acqua e dall'altro si aumenta la bolletta perché il consumo non è stato sufficiente a fare tornare i conti, non c'è altro da dire: significa che chi gestisce questo sistema considera gli utenti non come cittadini da servire ma come polli da spennare, magari prendendoli anche un po' in giro.

Le aziende private - quelle tali sia sotto il profilo giuridico che della compagine societaria - quando i ricavi sono inferiori alle uscite prima di aumentare i prezzi tagliano i costi. Non necessariamente sul prodotto ma sulla spesa corrente, il personale, lo stipendio dei dirigenti. Gaia invece spende 23 milioni all'anno tra retribuzioni e incarichi, annuncia nuove assunzioni e aumenta le tariffe. Il tutto - ed è un altro aspetto dell'assurdità di questo modello - con l'avallo dei Comuni che prima di esserne azionisti dovrebbero ricordarsi di essere espressione dei cittadini che non ce la fanno più a essere tartassati.

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