Il dolore
I social con tamburi e chiarine
Dopo le solite proteste per i rumori molesti notturni ecco #Jesuissioux in difesa del Palio
QUERCETA. Da Asti, ad Ascoli Piceno, fino alla Versilia, in alcune città sedi di palio l’hashtag che sta facendo il giro dei social è #jesuissioux. Io sono un sioux, in solidarietà coi musici delle contrade. Così, l’appellativo che qualcuno ha usato su Facebook (dispregiativamente), per indicare i tamburini e le chiarine, è diventato uno slogan in difesa di questa tradizione. Per l’ennesima volta, l’ennesima polemica: il rumore dei tamburi dei contradaioli. Nel momento in cui le prove dei gruppi di contrada si fanno più intense. Gli impegni aumentano e la stanchezza si fa sentire. Si stanno ultimando le esibizioni, in vista delle gare interne di musici e sbandieratori del Palio, che si svolgeranno sabato e domenica 16 e 17 maggio a Querceta. Insomma, nonostante la regolamentazione messa in atto nel 2012 dall’amministrazione di Seravezza, il battere e rullare dei tamburi apre ancora una frattura delicata nella comunità seravezzina. Da una parte chi non sopporta il rumore (nonostante, a parte rari casi, i contradaioli rispettino gli orari istituiti), e dall’altro chi difende il Palio dei Micci, e chiede tolleranza. D’altronde spazi chiusi dove suonare ancora non ci sono. Tutto nasce da un commento, martedì, sulla pagina Facebook del sindaco Ettore Neri. “Caro Sindaco: forse hanno fatto una pausetta di una mezz'oretta, ma qui i sioux hanno ricominciato a battere i tamburi”, scrive una signora. Sbeffeggiando i contradaioli, come fossero una qualche tribù nordamericana che danza intorno al fuoco, come appunto i sioux. «Che devo fare: me lo dica lei. Hanno ragione loro? Devo subire questo baccano ancora per quanto? Sono l'unica che è stufa di questi pseudo musicisti disturbatori della quiete pubblica».
Ma è solo una goccia, che riapre una ferita che forse è sempre stata aperta. E giù, inizia il tam tam di commenti. E altri ancora sulle bacheche personali dei singoli contradaioli che si sfogano, e difendono il Palio. E lo slogan allora diventa #jesuissioux. Ripreso anche da alcuni contradaioli lontani, che hanno letto i post sulle bacheche dei colleghi: si sentono coinvolti, e per solidarietà condividono. Ma le argomentazioni (da una parte e dall’altra) sono sempre le stesse, che sorgono ogni anno: «Vanno rispettati i lavoratori che vengono a casa la sera stanchi, che hanno voglia di riposare»; «Lo facciano nelle piazze delle loro contrade»; «Non possono suonare così vicini alle case». Fatto sta che questo scatena l’ira dei contradaioli, che ancora una volta si sentono attaccati.
«Nel 2012 ci incontrammo – spiega Giulia Fiorillo, chiarina della contrada La Madonnina – con l’amministrazione e le forze dell’ordine e si stabilì che c’era una tradizione da salvaguardare, ma che tuttavia andava, giustamente, regolata. Si è stabilito che non si può suonare oltre le 22, che ci sono aree prestabilite per farlo, dove si dà meno fastidio. E ogni mese dobbiamo anche dichiarare – prosegue Giulia - dove andremo a provare tamburi e chiarine. Era giusto che non fosse un’attività allo sbaraglio, ma più di così non sappiamo che fare, così credo che si tuteli tutti». L’alternativa è la costruzione di un PalaMiccio.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
