Il dolore
Acqua: aumenti no stop per almeno sei anni
È la cura da cavallo pensata per Gaia a spese dei contribuenti versiliesi, apuani e lucchesi per fare fronte ai debiti e assicurare, al contempo, servizi e investimenti
VIAREGGIO. Gli aumenti annunciati da Gaia sulle bollette dell’acqua per il 2015 sono solo l’inizio. Sono solo, cioè, i primi di una lunga serie. Anche se per ora quanto andremo a pagare da qui ai prossimi 6 anni l’acqua che consumiamo nelle nostre case è difficile da stabilire, per non dire impossibile.
Ma cerchiamo di capire come mai agli utenti di Gaia in Versilia e nel resto del territorio di competenza della società di gestione del servizio idrico devono pagare di più quest’anno e per quelli a venire.
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Perché paghiamo di più. Il meccanismo in base al quale Gaia funziona, semplificando molto, è il seguente: la società eroga un servizio che ha importanti costi fissi - a cominciare dagli impianti da mantenere o realizzare ex novo, i mutui e le concessioni da onorare, il personale e così via - oltre che variabili, coperti però da entrate variabili per definizione: le bollette, più alte o più basse in base a quanto l’utente consuma. Negli anni il divario tra i costi della società e i ricavi (cioè quanto Gaia incassa dai cittadini) è stato altalenante ma, sostanzialmente dal 2005 ad oggi, non è mai stato in pareggio. Anzi. La differenza in negativo per le casse di Gaia ha raggiunto livelli insostenibili. Solo per l’anno passato si ipotizza un divario di 7 milioni di euro e si tratta di una stima. Per riuscire a erogare il servizio la società allora cosa ha fatto? Ha continuato a investire nella rete, ha distribuito e depurato acqua ma ha lasciato indietro tutta una serie di pagamenti nei confronti principalmente dei Comuni (mutui, canoni di concessione e così via) accumulando un maxi debito pari, a dicembre 2014, a 76 milioni di euro.
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E perché pagheremo sempre di più. Quei soldi i Comuni, spesso soci di Gaia, li vogliono indietro. Qualcuno con le buone (cioè è pronto ad aspettare tempi anche lunghi). Qualcuno con le cattive: contro Gaia ci sono già diversi decreti ingiuntivi e la società rischia, di questo passo, di andare al fallimento. Per questo lo scorso anno i Comuni che fanno parte dell’Autorità idrica toscana (Ait) hanno autorizzato Gaia a recuperare con un maxi conguaglio, un po’ per volta ogni anno, i mancati ricavi, cioè a chiedere ai cittadini dei soldi in più, paradossalmente anche per l’acqua che non avevano consumato. E per questo, pochi giorni fa, la conferenza territoriale dell’Ait, ha dato il via libera a un piano di rientro che prevede, da qui al 2021, la restituzione dei soldi alle amministrazioni locali: anche in questo caso un po’ per volta per non gravare eccessivamente sulle tasche dei cittadini e, insieme, consentire a Gaia di erogare il servizio e continuare a investire su impianti e reti grazie a nuovi mutui contratti con le banche che ovviamente vogliono essere a loro volta pagate. Anche se questo significherà aumenti annuali, più o meno progressivi - e secondo alcune stime compresi tra il 6 e il 10 per cento ogni anno - da qui al 2021.
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E se non bastasse? Viene da chiedersi però se, visto il meccanismo con il quale Gaia opera (tante spese fissa ma ricavi variabili) i provvedimenti adottati per salvare la società e il servizio pubblico siano sufficienti. La risposta è, banalmente, no. E lo dicono anche i sindaci che hanno concesso a Gaia di aumentare le tariffe. La possibilità di ricavi inferiori alle attese, insomma, è dietro l’angolo anche per il 2015 e la storia delle “partite pregresse” potrebbe davvero diventare infinita per i contribuenti. È qui, allora, che si gioca la vera sfida per Gaia e per l’Ait. In ballo c’è anche la credibilità di un’azienda pubblica che, per ora, tenta di risolvere i propri guai finanziari premendo solo sul tasto delle tariffe.
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