Il dolore
Gaia, il maxi buco e i Comuni: «Indispensabile far fronte ai debiti»
Le ragioni dei Comuni che nel 2014 hanno autorizzato i rincari e ora approvano un piano di rientro che sarà pagato con gli aumenti in bolletta
CAMAIORE. «La conferenza territoriale dell'Autorità idrica toscana non ha approvato gli aumenti delle tariffe ma un piano di rientro dei debiti di Gaia verso i Comuni. Non approvare questo provvedimento avrebbe significato fare un danno ai Comuni, che vantano crediti in realtà non utilizzabili per i cittadini, e anche alla società in estrema difficoltà con gli istituti bancari anche a fronte di decreti ingiuntivi presentati nei suoi confronti da Comuni non soci». A parlare è l'assessore camaiorese Simone Leo che martedì ha partecipato alla riunione dei sindaci nel corso della quale è stato dato il via libera ai provvedimenti da portare in approvazione definitiva all'assemblea dell'Autorità di lunedì. E Leo centra il punto: l’azienda è in gravissime difficoltà economiche, tali da metterne a rischio al sopravvivenza. E a questa situazione si legano le stangate in bolletta.
La premessa. Sul piano tecnico è vero che gli aumenti che scatteranno nel 2015 sono il frutto di una decisione già presa l'anno scorso. Legata però allo stesso problema affrontato quest'anno dalla conferenza zonale: i debiti della società dell'acqua. Tanti debiti. Se nel 2014 la cifra rispetto alla quale era stato ipotizzato un primo piano di rientro era di 42 milioni e spiccioli al 31 dicembre 2014 è pari a 76 milioni. Gaia per lunghi anni dal 2005 al 2011 apparentemente senza mai accorgersene fino al 2014 ha incassato meno di quello che aveva messo a bilancio, perché gli utenti hanno consumato meno e perché la società ha fatto male i conti. E dunque non ha onorato il pagamento dei debiti nei confronti dei Comuni per le opere realizzate dagli stessi. Con il risultato che i conti sono diventati insostenibili per l'azienda pubblica la quale, per pareggiarli, ai cittadini chiede ora sostanziosi arretrati.
I provvedimenti adottati. «In conferenza territoriale - spiega Leo - abbiamo votato il piano di rientro di Gaia nei confronti dei Comuni che chiedevamo da tempo perchè dà la certezza di entrate altrimenti destinate a un fondo di svalutazione. Gaia conta di pagare questi debiti con i conguagli sugli anni pregressi, ma gli aumenti tariffari erano già stati decisi a suo tempo». Decisioni prese comunque con l'avallo delle amministrazioni pubbliche dell'Autorità idrica fanno parte. «L’altro documento approvato in conferenza è il piano industriale di Gaia - continua Leo - che è stato ridotto in termini di spesa di 50 milioni fino al 2019 sempre nell'ottica di fare una politica sulle tariffe il più possibile contenuta». Mentre resta da discutere «il piano economico e finanziario della società - prosegue Leo - che metterà un punto fermo sulla questione del livello tariffario e andrà visto anche in relazione al confronto dell'azienda con il sistema del credito».
I guai con le banche. «Il vero problema - continua Leo - è che questa azienda ha enormi problemi finanziari e se non avessimo votato i provvedimenti portati in conferenza zonale avremmo messo azienda in una condizione difficilissima rispetto all'accesso al credito bancario. Questo anche perché alcuni Comuni non soci hanno fatto decreti ingiuntivi nei confronti di Gaia. La certezza di un piano di rientro, come quello approvato, consente quindi a Gaia di andare dai Comuni che hanno fatto i decreti ingiuntivi e avanzare proposte transattive». Evitando il tracollo, cosa che chiaramente Comuni della Versilia intendono scongiurare.
Ma bisogna cambiare. «Il problema di questo settore è che la remunerazione dell’azienda è legata al consumo dell'acqua: meno se ne consuma, meno sono le entrate, meno Gaia è in grado di sostenere le spese. Come se esce?». Semplificando molto per ora Gaia ha pensato di uscirne facendo pagare ai cittadini utenti anche l'acqua che non hanno consumato. Ma non si può andare avanti così: «L'unico modo per uscirne e non continuare a lavorare sulle entrate è provare a capire se l'azienda ha margini di riorganizzazione tali per cui molte spese di carattere generale si possano abbattere. Dobbiamo pensare a riorganizzare le risorse umane che sono tante. È una riflessione di carattere generale che deve essere fatta» . L'assessore camaiorese rilancia anche su un altro tema: «Si deve mettere mano al regolamento che disciplina i rapporti tra gestore e utente: intendo dire che se ci sono persone che non riescono a pagare la bolletta perché in condizione sociali difficili, certificate anche tramiti gli uffici sociali, a loro si deve garantire un "minimo vitale" in termini di acqua. Peraltro se Gaia comincia a pagare i debiti nei confronti dei Comuni gli stessi Comuni possono anche loro creare dei fondi a protezione delle categorie più deboli». Infine il tema della qualità dell'acqua: «Il cittadino che si vede arrivare in casa acqua marrone non può pagare quanto quello che ce l'ha bella limpida. Anche se il problema non è di tipo igienico sanitario l'acqua marrone non può essere considerata un servizio di qualità».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
