Viareggio, con l'addio di Monciatti finisce un’epoca
Altro che uomo dei bomboloni: per oltre 40 anni è stato protagonista non solo della Misericordia, ma dell'intera società viareggina. Un'epoca di cui oggi è un sopravvissuto
VIAREGGIO. Ha pervaso, in maniera quasi corrosiva, la società viareggina per oltre 40 anni. Roberto Monciatti lascia. Non perchè sia stanco, non perchè i conti non reggono, non perchè tutto finisce. Lascia perchè un’epoca è finita. Anzi lui gli è sopravvissuto abbondantemente.
Lascia perchè l’epoca della Dc e del Pci, concorrenti ma speculari è finita. Monciatti era l’ultimo democristiano, e anche qualcosa di più. Di là l’ultimo comunista era Marco Marcucci. Fra i due abbandoni c’è anche la morte, drammatica nella sua repentinità di Milziade Caprili, altro superstite di un’epoca alle spalle.
Monciatti, torniamo a lui. Era stato tutto. Aveva cominciato con la fiera del libro, manifestazione che molti rimpiangono (meno rimpianta la gestione finanziaria del giovane e rampante dc). Era stato assessore comunale. Anche in ruoli importanti, come la Pubblica Istruzione. E’ un imprenditore brillante, con Tuttocoppe.
Poi la Misericordia. Ente importante, di valore, quintessenza del potere ecclesiale in città, più delle parrocchie. Pensiamo alla Cassa di risparmio. Bastava prendere un bel voto alla maturità a ragioneria, magari fare il volontario alla Misericordia ed il posto era assegnato. In alternativa c’erano lavori al tempo mitici. Come casellante stagionale alla Salt.
Ma in via Cavallotti ai tempi della presidenza Di Grazia c’era sobrietà, senso del rispetto, idea meno arrembante del volontariato. Mons Ciatti – così lo ribattezzarono le vignette del Tirreno – usò la Misericordia come una clava, come un suo feudo, come un defensor fidei in terra di infedeli (ma non è mai stato, gli va dato atto, un moralista). E del resto trovava sempre negli arcivescovi di Lucca i suoi difensori.
La Misericordia diventa un’emittente televisiva, gestisce impianti sportivi (incredibile la presa del Vasco Zappelli, già simbolo fin dal nome della Croce Verde), realizza un centro medico importante, raddoppia il cimitero. Soldi sempre soldi. Che arrivano da ogni luogo. Compreso il Comune: Marcucci ha sempre finanziato Monciatti. Rappresentavano a livello locale il Pusp, ovvero il partito unico della spesa pubblica.
Poi le cose vanno male. A partire dal cimitero: c’è il boom delle cremazioni, i loculi non vanno. Vende il gioiello della corona, ovvero l’hotel Excelsior nell’indifferenza totale (a partire dal solito arcivescovo di Lucca), ma non basta. Il Comune non ha più una lira, l’Asl idem: la Misericordia gonfiata come un rana costa. Una banca arriva al sequestro della chiesa di via Garibaldi.
Finisce un’epoca. A Monciatti resta la presidenza dell’Aci , ma vale meno di un tempo, quando l’automobile club era una sorta di Rotary della Fiat.
Ma ai bambini non dite che era il signore dei «bomboloni, belli caldi». Quello era folclore. Tutto il resto è stato potere ed un pizzico (forse di più) di lucida megalomania .
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