Sicurezza
Renzi apre la strada ai «condhotel»
Nel decreto Sviluppo Italia c’è la possibilità per gli alberghi di trasformare in miniappartamenti il 40% delle camere
VIAREGGIO. Gli alberghi potranno trasformare le camere in miniappartamenti. Fino al 40% della volumetria esistente. La novità, decisamente clamorosa e da molti anche attesa, è contenuta nel decreto «Sviluppo Italia». La legge che dovrebbe far ripartire – secondo il premier Matteo Renzi – l’economia italiana contiene questa norma per smuovere tre cose in questo momento ferme: l’industria alberghiera, il mercato delle seconde case, il finanziamento alle imprese turistiche.
La questione è molto più semplice di quanto si possa prevedere. Gli hotel potranno dotare un certo numero di camere di cucinino. E questo – gli hotel lo sanno – farebbe molto comodo alle famiglie. Che non sempre possono permettersi la mezza pensione. Del resto la formula dell’aparthotel è diffusa in tutto il mondo.
Ma il decreto aggiunge un altro elemento, forse più fondamentale. Quelle camere con bagno e cucinino possono essere vendute come un classico miniappartamento da seconda casa. Con un evidente guadagno per il titolare dell’immobiliare. Ci sarebbe la possibilità di incassare contante in un momento non facile per trovare credito in banca.
Paolo Corchia, presidente degli albergatori toscani, sapeva di questa norma («è il cosidetto condhotel»)e la vede con favore. «Perchè se uno compra un appartamento di questo genere in hotel può sempre mettersi d’accordo con il gestore dell’albergo per riaffittarlo quando è libero, magari dividendo i guadagni».
Corchia ricorda che qualche anno fa ci furono un paio di hotel di Forte dei Marmi che chiesero si poter inserire nei regolamenti una norma del genere. «Oggi la vedo meno praticabile, almeno per il turismo di Forte. Forse è più interessante per realtà come Lido e Viareggio. Dove il tradizionale turismo familiare deve da anni fare i conti con la crisi».
Affittare la camera come tale o come fosse un mini-appartamento, di fatto apre la strada a diversificare l’offerta. Ma c’è un altro aspetto che Corchia non sottovaluta, quello della vendita. «Immagino che un hotel da ristrutturare in questa fase di crisi e di incertezza economia possa essere un rebus da non dormirci la notte. In questo caso, invece, vendendo un certo numero di camere ammobiliate, chiamiamole così, possiamo crearci una riserva di contante».
Tutto bene? Non tanto e non solo per la crisi. Corchia pone il problema della legislazione nazionale, ovvero lo Sviluppo Italia, che potrebbe essere in contrasto con la legge regionale.
«Sono problemi noti, legati alle deleghe alle Regioni, tipo appunto al turismo. In una fase di grande incertezza. Pensiamo alla Toscana. La legge 42 è rimasta ferma in attesa della nuova legislatura, dopo che aveva contestato una serie di norme legate alla liberalizzazione voluta dalla giunta regionale. Insomma c’è da capire se la Toscana accetterebbe l’idea del condhotel».E poi c’è l’ultimo problema. La novità è in Sviluppo Italia, ma mancano – come spiega lo stesso Corriere della Sera che has sollevato il problema – le norme attuattive. Che è poi il vecchio problema di centinaia di leggi italiane. C’è l’enunciazione ma poi si rimanda l’applicazione in corpore vili a i regolamenti attuativi. Che spesso arrivano a babbo morto. E qui stavolta ci sta che il morto sia il turismo. Il Corriere raccontava il caso di realtà come Cesenatico dove il valore delle case e degli immobili degli hotel è sceso del 37% dal 2010. Mercè la crisi complessiva del Paese , ma dovuta anche alla concorrenza spietata che arriva dalle località dell’altra sponda dell’Adriatico. Qui da noi ci sono i soloni che esaltano Rimini e Riccione, visto che l’erba del vicino (qui del lontano, in realtà) è sempre più verde. Purtroppo non è così. Sull’Adriatico per molti il condhotel è considerato l’ultima spiaggia per il turismo alberghiero.
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