Lutto
Posti a rischio alla Viareggio Patrimonio
Nel mirino la società partecipata del Comune: chi è stato assunto senza concorso in passato non potrà lavorare in municipio
VIAREGGIO. «Ho detto a mia moglie che quella di lunedì forse era l’ultima notte che dormivo tranquillo, vista la situazione che si viene ad affrontare...». Si presenta così Giuseppe Toscano, avvocato e liquidatore della Viareggio Patrimonio insieme al ragioniere Luca Cecconi.
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Pisano come l’amministratore unico della società in house, Gianluca Ruglioni, Toscano ha già le idee chiare sul disastro in corso a Viareggio, fuori e dentro la Patrimonio: «Se una società in house arriva ad essere messa in liquidazione, allora vuol dire che quel modello non funzionava. E non è solo una questione di conti».
Parole sante che condivide chiunque non abbia insabbiato la relazione dell’ispettore del ministero dell’economia (Mef) Luciano Cimbolini: i conti, alla fine, si aggiustano. Anche perché, a dissesto dichiarato, Corte dei conti e ministero dell’interno, non possono fare finta di niente. Come si cerca che accada, invece, sul sistema di illeciti/irregolarità che sta alla base della catastrofe. Se una società in house viene liquidata - continua Toscano - «significa che quel modello non era funzionale all’interesse pubblico». E se non era funzionale al suo compito - la domanda è inevitabile - a cosa mai era funzionale?
Per avere a disposizione una risposta, bisognerebbe che l’Ente pubblico avesse esercitato quel controllo analogo obbligatorio per legge sulle società partecipate. Ed allora, ecco che lo stato di liquidazione «apre interrogativi anche sulle modalità con cui, in questi anni, il controllo analogo o non c’è stato o è stato esercitato male. Altrimenti - Toscano è netto nel tirare le conclusioni - a questi risultati non si sarebbe arrivati». L’avvocato mette le mani avanti: «Intendo dire la verità dei fatti, anche se dovesse essere scomoda o molto scomoda nell’interesse pubblico».
Non sarà un’operazione indolore e - aggiunge il sub commissario Mario Tommasino - «è prevedibile che sia necessario un periodo di tempo molto lungo».
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Il personale. Tre società in liquidazione e un’ottantina di dipendenti il cui futuro è incerto. Tommasino, al di là delle parole istituzionali sulla necessità di tutelare l’occupazione, non può negare la verità: «La situazione occupazionale della Viareggio Patrimonio - risponde così alle domande del “Tirreno” - non favorisce l’inserimento all’interno del Comune». Un’affermazione che fa a cazzotti con la richiesta del sindacato: i sessantotto dipendenti della Patrimonio tornino al Comune come da statuto della stessa società «Là dove si potrà percorrere il riassorbimento del personale, con criteri di efficienza ed economicità, lo prenderemo in considerazione», continua Tommasino. E se non sarà possibile, la soluzione «andrà trovata con le altre società partecipate». Le due Sea ed Asp, dal punto di vista del personale hanno assunto - negli anni passati - tutto e di più. La Fondazione Carnevale è commissariata, il Festival Pucciniano sta in piedi per miracolo, Viareggio Porto e Centro congressi sono il liquidazione. «Allo stato attuale - ammette Tommasino - è vero che il quadro è complicato. Ma il processo avviato per recuperare margini di efficienza alle società potrebbe portare a riassorbire personale che dovesse risultare in esubero».
Senza concorso. La questione si era già posta al momento della dichiarazione del dissesto: la maggior parte dei lavoratori della Viareggio Patrimonio sono stati assunti senza concorso, pere lo più a chiamata diretta. Con quella vicenda denominata “parentopoli” o “assuntopoli” che nel 2007 portò l’allora sindaco Marcucci a chiedere scusa alla città. «Vanno valutate le singole situazioni», dichiara ancora Tommasino mettendo in chiaro che solo «il personale assunto con concorso potrà essere riassorbito in Municipio». Senza concorso, «l’assunzione non sarà possibile»
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