Il Tirreno

Versilia

Doping al Palio, il processo è partito

di Corrado Benzio
Doping al Palio, il processo è partito

Un solo imputato per i farmaci somministrati nel 2012 al miccio Falco Moreno in gara con la contrada La Cervia

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QUERCETA. Mentre non si spengono gli echi delle polemiche sul Palio più travagliato degli ultimi anni, vecchie vicende (ma poi non tanto) finiscono in Tribunale proprio in queste ore calde .

In un’ aula di Lucca si è svolta ieri la prima udienza (in gergo si definisce di smistamento) del processo per i cosidetti «micci dopati». Una vicenda che risale al 27 maggio del 2012, quando un’ispezione dei Nas dei carabinieri di Livorno portò alla scoperta che un paio di micci erano stati drogati. Sono passati 3 anni, giusto 3 anni, è ieri in Tribunale si giudicava Marcello Giannini, seravezzino, preparatore e allenatore del miccio Falco Moreno. Un nome diventato celebre nella storia meno nobile del Palio. Falco Moreno doveva correre per la contrada della Cervia.

Per Giannini l’accusa è decisamente semplice: maltrattamenti. Insomma la fattispecie del reato sta nel fatto che Giannini avrebbe somministrato all’animale dei farmaci proibiti, ma soprattutto in assenza di qualsiasi necessità terapeutica.

Niente doping, niente truffa ai danni di una manifestazione sportiva, ma solo semplici maltrattamenti. La prima vera udienza del processo si svolgerà il 21 dicembre prossimo. Tempi biblici per un reato che potrebbe limitarsi ad una pesante ammenda, anche se negli ultimi anni, cambiando la sensibilità le pene contro questo genere di reati si sono inasprite.

Ma è un processo comunque importante per quello che rappresenta per la storia del Palio dei Micci, iniziata 59 anni fa (non sessanta come surrettiziamente festeggiati quest’anno). Per questo ci sono due parti civili, costituitesi in udienza e accettate dal giudice.

La prima è la Pro Loco di Querceta, presieduta da Franco Burroni. A difendere le ragioni di chi organizza le varie manifestazioni del Palio è l’avvocato Maria Clorinda Martinengo. «Siamo parti civili perchè vogliamo difendere la reputazione e l’immagine di serietà e trasparenza della Pro Loco rispetto a certi fatti. Un costituirsi che vuole ribadire l’estraneità a certi comportamenti. Chiederemo quindi un risarcimento all’unico imputato».

Sarà in udienza a sostenere l’accusa anche l’Enpa. Si tratta del vecchio e glorioso l’ente nazionale protezione animali che oggi, lasciato, il Parastato, è una onlus. A rappresentare questo difensore degli animale un avvocato venuto da Roma.

La vicenda dei micci dopati esplose a Querceta poche settimane dopo la fine della corsa, svoltasi quella domenica del 27 maggio. Anti-doping per tutti e due gli animali rimasti incastrati dalla famosa formula: non negativo.

Uno era Falco Moreno della Cervia, l’altro miccio era Biscotto, che aveva corso il Leon d’oro. Avute le analisi fatte a Settimo Milanese, il pubblico ministero di Lucca dottor Mariotti inviò a Querceta i Nas aprendo un’inchiesta.

Intanto esplodeva la polemiche perchè la Pro Loco, in attesa delle controanalisi, non aveva nessuno intenzione di rivelare ufficialmente i nomi dei micci.

Solo in un’affollata e disperante assemblea con le otto contrade , ma si parla di mesi dopo, vennero fuori nomi e cognomi. Fu poi tutto uno scambio di accuse. Quel 2012 fu per il Palio la perdita dl’innocenza. Di micci aiutati dalla farmacia se ne era sempre parlato, magari a mezza voce, ma tre anni fa si aveva la prova provata. E anche la controprova.

Alla fine. si era già alla vigilia del Palio del 20o13, scattarono multe e sanzioni per le due contrade incriminate. Dal punto di vista, invece, dell’inchiesta penale della procura di Lucca, le cose sono proseguite su un altro binario e alla fine – vedi i risultati dell’udienza di ieri – solo il prepatore di Falco Moreno è finito alla sbarra.

Ripetiamo alla fine Marcello Giannini dovrebbe cavarsela con una multa, magari salata.Niente di più. Ma quel processo di Lucca inizia in giorni in cui al Palio non hanno corso due concorrenti dopo che il veterinario dell’Asl della Versilia ha imposto lo stop alla vigilia della gara. E dopo che la mitica staffetta è saltata dopo una polemica per un cavillo del regolamento sulla partecipazione alla gara di atleti di rilevanza nazionale.

Sarà forse il caso che tutti, dal presidente fino all’ultimo dei contradaioli, si immagini che la rivalità è la linfa del Palio, ma che non può mai degenerare se non c’è un’onesta e una buona fede di fondo.

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