Attenzione
Ricci (Authority): draga refluente inutile
«L’ho detto per anni ma mi è stato sempre richiesto di comprenderla negli appalti di escavo»
VIAREGGIO. «A far capire che la draga refluente era inutile mi c’è voluto un po’...»: parla così Pietro Ricci, geometra per anni al settore portuale del Comune di Viareggio, oggi passato all’Autorità portuale regionale. «Se si esaminano le gare di appalto - continua Ricci per spiegare un sistema di escavo che non convince atti alla mano - si vede che all’interno mi facevano mettere sia le draghe autocaricanti che le refluenti. Ma queste io le utilizzavo pochissimo, a volte quasi niente».
Appalto dopo appalto, però, il meccanismo si ripete identico per anni: l’impresa che ha le autocaricanti vince l’appalto e subappalta parte di intervento a quella, locale, che ha la draga refluente della Sasit...
«Era una cosa normale... C’era anche la Regione di mezzo, le amministrazioni che sono passate... Mi dicevano “mettici la refluente, falla lavorare...per amor di Dio...”. Ma le refluenti per me erano da eliminare, non erano utili allo scopo. L’ho detto anche negli interrogatori: per me non era sufficiente a risolvere il problema...».
Eppure, le sue dichiarazioni di fronte al Gip che ha archiviato le recenti indagini dei carabinieri (pm Fabio Origlio) sembrano confermare - rilievi batimetrici alla mano - che il sistema funzionava, draga refluente della Sasit compresa....
«Io non ho detto che la draga ha fatto un buon lavoro, che significa essere una draga che risolve il problema. Io ho detto che la draga, quando era in moto, funzionava. Ma in tutti gli interrogatori ho confermato che non era sufficiente a risolvere il problema».
Si è continuato, però, ad utilizzarle e spendere...
«All’epoca avevo come dirigente Riccardo Raffaelli...Mi ci è voluto un po’ a convincerlo che le refluenti erano inutili...Se fosse stata un’azienda privata sarebbero “affogate” dieci anni prima».
Parlando di costi: le refluenti erano pagate all’ora. Però i report del lavoro completato riportano sempre i metri cubi scavati. Può spiegare come venivano calcolati?
«Era un conto che facevo io, per me...È tutto approssimato...Per la contabilità quei calcoli non valevano nulla. La Provincia dava un’autorizzazione per un tot di metri cubi l’anno e io quelle ore lì dovevo trasformarle in metri cubi. Nel sabbiodotto c’era uno strumento che doveva misurare la densità della sabbia e fare un calcolo orario di quanti metri cubi passavano. Non l’hanno mai messo in funzione, nonostante l’abbia chiesto molte volte perché volevo smettere di fare il pagamento ad ore, visto che quando arrivi in fondo non sai mai quanti metri cubi sono». (d.f.)
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