Sicurezza
Quando cantieri e balneari chiesero mezzi più potenti
Tra 2007 e 2009 il sistema di escavo va in tilt e si rischia la chiusura del porto Negli stessi mesi nei quali le draghe erano al lavoro e i carabinieri indagavano
VIAREGGIO. «Nel 2002 avevo già staccato il sabbiodotto», ricorda Pietro Ricci, per anni alle attività portuali del Comune ed oggi funzionario dell’Autorità portuale: «Perché era fermo, marcio, con il motore bloccato». Il 2007 è l'anno "horribilis" del porto: a Pasqua il transito è quasi interdetto, le cronache quotidiane della Darsena sono segnate dal ripetersi degli insabbiamenti, con casi eclatanti che alzano l'attenzione su un sistema di escavo che da decenni, ormai, appare sempre meno efficace. Il comandante della Capitaneria, Giovanni Canu, fissa limitazioni per entrata ed uscita dal porto. Si rischia la chiusura del porto e ne parla l’Italia che va per mare. Nel corso dell'estate sono i balneari a far sentire la propria voce con una lettera dell'associazione di categoria nella quale viene stimata «una perdita di circa 25 metri di lunghezza nella spiaggia negli ultimi 4 anni». A conferma che qualcosa, nel sistema di dragaggio non funziona come dovrebbe. A cinque anni dalla chiusura della struttura propulsiva del sabbiodotto, il porto è insabbiato e la spiaggia è erosa. I balneari sollecitano che il ripascimento «debba procedere di pari passo con il dragaggio del fondale basso che impedisce l'accesso al porto di barche con pescaggi superiori a tre metri e mezzo. Si potrebbe allora prendere i classici due piccioni con una fava: peccato, però, che servirebbe una draga più potente e che lavori di più di quelle attualmente utilizzate».
Sabbia e acqua. È in questo contesto che si torna a quella soluzione che la Regione aveva già bollato come quasi inutile: nel 2007 - è la ricostruzione di Pietro Ricci - «non si passa più nel sabbiodotto. Con il by pass si scaricava nella sabbia». A spingere la sabbia sono, appunto, quelle draghe refluenti che oggi Ricci racconta come «limitate nel raggio d'azione». L'effetto è quello descritto nella relazione di Riccardo Mozzi, ingegnere iscritto all'albo dei consulenti tecnici del Tribunale di Lucca: «La tubazione galleggiante di raccordo con la terraferma corre per tutta la lunghezza del molo Nord sino in prossimità della ex stazione di pompaggio, attualmente dismessa. Da quest'area, un ulteriore tratto di tubazione corre sotto l'arenile sino al tratto di spiaggia prospiciente piazza Mazzini». Siamo nel febbraio 2008, l'intervento di escavo finanziato dalla Regione è affidato - tramite appalto - alla Somit di Chioggia che subappalta alla locale Sasit, l'azienda che per anni ha portato in mare la draga refluente "Marina". Draga che nello stesso periodo - si legge in un atto della Capitaneria di Viareggio - è in attesa di «rilascio/rinnovo delle prescritte certificazioni di sicurezza». Il 25 dello stesso mese Mozzi esegue «alcuni rilevamenti riguardanti la miscela di acqua e sabbia fuoriuscente dalla estremità della tubazione». Campioni prelevati «in varie ore del giorno e misurati in volume e peso» con questo risultato: «Il peso totale di 10 litri di volume di miscela, pari a 1,19 chili fornisce un rapporto percentuale pari al 19% di presenza di sabbia per ogni unità di volume pompato».
Il 17 febbraio dell'anno successivo, sentito dai carabinieri di Viareggio, il pilota del porto, Giuseppe Mazzella, riferisce: «L'unica draga che ha operato all'imboccatura del porto è stata la draga Marina che per caratteristiche e metodologie di intervento non poteva certamente mantenere il fondale del canale naturale sino all'altezza di piazza Mazzini». Gli stessi carabinieri, nell'aprile 2008, danno conto dell'esistenza/utilizzo del by pass: la draga marina «si collega ad una tubazione suddivisa in tre sezioni. La prima, galleggiante, è collegata sia alla draga situata sul punto di dragaggio e sia alla seconda sezione che corre lungo il lato Nord del Molo del porto di Viareggio, sino alla ex stazione di pompaggio. La terza corre sotto l'arenile sino alla spiaggia antistante la piazza Mazzini da dove riemerge e scarica la risulta di aspirazione della draga. Che non possiede propulsione propria». Il by pass, insomma, è niente di più che un acquedotto. Anche se nelle carte di appalto di quegli anni si continua a parlare di «materiale asportato e trasportato da sabbiodotto», come se l'impianto fosse ancora in funzione, stazione di pompaggio compresa.
I costi. Il primo aprile 2008 - mentre l'intervento di escavo è in corso - la società Perini Navi segnala alla Capitaneria «urgenti problematiche di dragaggio dei fondali all'imboccatura del porto di Viareggio, connesse con le prove a mare della nave da diporto "Salute"». L'azienda nautica scrive: «Durante l'uscita della nostra nave (pescaggio 3,95 metri) di venerdì 28 marzo ed il successivo rientro di domenica 30 marzo, abbiamo riscontrato una notevole diminuzione del fondale rispetto ai rilievi da noi effettuati a fine febbraio che ha ostacolato il passaggio dell'imbarcazione e causato lo sfregamento della carena». La Capitaneria richiede «un ampliamento dell'area di intervento spostata verso il centro dell'imboccatura».
A metà luglio i carabinieri salgono le scale del Municipio interessati a capire cosa sta avvenendo in materia di escavo. È nell'informativa dei carabinieri alla Procura di Lucca del 17 febbraio 2009 (pm Domenico Manzione) che si trova l’indicazione del costo della draga refluente: 388 euro l'ora. Per un sistema che nel 1998 veniva descritto nelle interrogazioni parlamentari come operativo al 60%, a causa del mancato funzionamento della propulsione garantita dal sabbiodotto in efficienza. Senza contare la relazione Mozzi dieci anni dopo. Nell’ultimo anno i carabinieri (Nucleo investigativo di Lucca, su delega del pm Fabio Origlio) tornano ad indagare sull’intero sistema. Ma il Tribunale nega ulteriori strumenti investigativi.
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