Il dolore
Dimissioni choc per Umberto Cinquini
Il costruttore lascia il direttivo dell’Assocarristi dopo le lacerazioni interne legate all’accordo con la Fondazione sui tagli
VIAREGGIO. Terremoto all’interno dell’Assocarristi. In seguito all’accordo sui tagli alla cartapesta decisi dalla Fondazione Carnevale, Umberto Cinquini si è infatti dimesso dal direttivo dell’associazione che raggruppa la maggior parte di carristi e mascheratisti. Una decisione che arriva a poco più di un mese dal rinnovo dei vertici che hanno confermato alla presidenza Fabrizio Galli. E che dimostra la lacerazione interna alla categoria, come lo stesso Umberto Cinquini evidenzia nelle motivazioni delle sue dimissioni messe nero su bianco nella lettera indirizzata a Fabrizio Galli che pubblichiamo integralmente a fianco.
A far deflagrare la bomba è stato proprio l’accordo appena siglato fra Assocarristi e Fondazione sui tagli ai costi della cartapesta inseriti nel prossimo bando di concorso. I sessantamila euro di risparmi su cui si è trovato l’accordo, infatti, penalizzano in primis le mascherate in gruppo (con un taglio ai compensi che sfiora il 15%) e poi i carristi di seconda categoria (con una sforbiciata di poco superiore al 5%). I tagli hanno invece risparmiato i carri grandi, per i quali non è previsto alcun ridimensionamento del compenso (che resta di 121mila 600 euro). Una disparità di trattamento che ha provocato mugugni e mal di pancia fra chi dovrà stringere la cinghia e chi invece non dovrà sobbarcarsi alcun sacrificio. E che ha provocato uno strappo interno ai costruttori: da una parte i carristi di prima categoria e dall’altra i carristi di seconda e i mascheratisti. «Non posso accettare - scrive Cinquini - che i costruttori di prima categoria e in particolare noi dell’ufficio di presidenza veniamo additati come i responsabili dei tagli economici alle mascherate e ai carri di seconda categoria».
Ma Umberto Cinquini - che di certo non è tipo che non dice quello che pensa - nella lettera di dimissioni si toglie più di un sassolino dalla scarpa. Attaccando una categoria che accusa di vivere rinchiusa in un proprio mondo al di fuori del tempo e della realtà («si confrontino di più con il mondo del lavoro extra Carnevale per capire realmente quello che ci sta accadendo intorno») e rimproverando ai costruttori di non andare oltre alla tutela del proprio posto di lavoro («qualcuno non è consapevole di essere ditta artigiana dentro ad un mercato dove esiste il rischio di impresa, oppure fa finta di non saperlo»).
Dimissioni (e parole), quelle di Umberto Cinquini, destinate a lasciare il segno. E a provocare più di una reazione.
@ClaVecoli
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google