Il Tirreno

Versilia

Carnevale di Viareggio

Le 89 candeline di Arnaldo Galli: "Nel Carnevale spazio ai giovani"

Claudio Vecoli
Arnaldo Galli con una maschera che lo ritrae
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Arnaldo Galli con una maschera che lo ritrae

Intervista a tutto campo con il più grande carrista del Carnevale di Viareggio: "Ripristiniamo da subito avanzamenti e retrocessioni"

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VIAREGGIO. Il 27 aprile compie ottantanove anni. O, come si diceva un tempo, entrerà nei novanta. Un traguardo che Arnaldo Galli taglia con lo spirito battagliero che ne ha contraddistinto la lunghissima (e gloriosa) militanza nel Carnevale. E che gli ha fatto vincere nella sua carriera la bellezza di venti primi premi fra i carri di prima categoria, record assoluto destinato a resistere ancora a lungo.

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Da quando si è ritirato dal mondo della cartapesta, si è dedicato a quello più intimo delle tele e dei pennelli che coltiva al piano terra della sua casa a due passi da dove sorgevano i vecchi baracconi di via Marco Polo. Ma il suo cuore resta legato a doppio filo al Carnevale, dal quale non si è mai allontanato davvero.

Arnaldo, 89 anni rappresentano un'età in cui si è liberi di dire tutto ciò che si pensa. E allora partiamo dal Carnevale. Come lo vede messo?

«Lo vedo in crisi di idee. E questo mi preoccupa non poco. Un tempo c'era un gruppo di sei-sette carristi che garantiva la qualità della manifestazione, che era capace di inventare sempre qualche cosa di nuovo, che assicurava una originalità. Insomma, che permetteva al Carnevale di Viareggio di essere il più bello e il più importante. Adesso vedo alcuni buoni artigiani ma che non creano niente di realmente nuovo. Spesso i carri che vedo sfilare sui viali a mare somigliano a questo o a quel carro del passato. Fra i carristi di oggi mancano gli artisti, quelli capaci di realizzare qualcosa di originale, di mettere in campo la fantasia. E se Viareggio vuol mantenere il proprio primato, bisogna che gli artigiani siano anche artisti».

Quest'anno, in qualche modo, è tornato protagonista. Il carro vincitore di Massimo Breschi è infatti ispirato ad un suo quadro. Ci racconta come è andata?

«Massimo venne a trovarmi a casa. E, chiacchierando del più e del meno, vide un mio quadro che raffigurava una bimba tremante insidiata dalla mano di un mostro. Quando l'ha visto ha subito detto: “Questo sarebbe uno spunto bellissimo per un carro”. E da lì è nata l'idea. Poi successivamente gli ho prestato il quadro perché lo portasse all'hangar. In tre pennellate c'era racchiuso tutto. E da lì, e anche da qualche suggerimento tecnico che gli ho dato, è nato il carro che ha vinto. Una vittoria che sento un po' anche mia. Massimo è stato poi bravissimo a realizzarla, anche se...»

Anche se?

«Anche se mi sarebbe piaciuto che di quell'idea iniziale fosse restata traccia ufficiale da qualche parte. E invece man mano che il carro è andato avanti, di quello spunto ci si è dimenticati un po’ troppo in fretta. Diciamo che ci sono un po' rimasto male...»

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Parliamo di futuro. Di giovani, nel Carnevale, non ne mancano. E qualcuno pensa di far rinascere la scuola della cartapesta.

«Fra i giovani ho visto carristi e mascheratisti con qualità e talento. Penso ad esempio a Jacopo Allegrucci e Edoardo Ceragioli che ormai da qualche anno fra i carristi di seconda stanno facendo ottimi lavori. E penso anche a Luca Bertozzi, che dopo alcuni anni fra i mascheratisti è ormai pronto per il grande salto. Inoltre, anche se non sono più giovanissimi, voglio spendere una parola anche per i fratelli Stefano e Umberto Cinquini, che ormai sono maturati e pronti a diventare protagonisti del prossimo futuro. Quando alla scuola della cartapesta, non posso che appoggiare una simile iniziativa. Aiutare a crescere i giovani vuol dire far crescere il futuro del Carnevale».

Si parla di far crescere i giovani, però poi non si valorizzano. Perché ci sono tante resistenze alla reintroduzione di avanzamento e retrocessioni?

«Perché ci sono resistenze a reintrodurre le promozioni non lo so. O, meglio, lascio ad altri il compito di analizzarne i motivi. Di certo è fondamentale che venga inserito di nuovo un meccanismo che premi il merito. E che certi giovani che hanno dimostrato di essere in gamba non siano esclusi da chi, meno capace, teme di perdere il proprio posto. E' un argomento, questo, al quale sono sempre stato sensibile. Io, quando ho iniziato a lavorare nel mondo della cartapesta, ho dovuto attendere dieci anni per poter arrivare a cimentarmi nei carri di prima categoria perché si misero di traverso alcuni colleghi e si mosse addirittura la politica per confinarmi dove non potevo dare troppa noia. Vorrei che certe cose non capitassero mai più. E invece mi sembra che accadano ancora».

Cambiamo argomento. E parliamo del Carnevale estivo. E' d'accordo con la novità introdotta dal commissario Stefano Pozzòli di una festa di tre giorni a pagamento per Ferragosto?

«Come tutte le novità, vanno pensate bene e occorre saper correggere il tiro se qualcosa non funziona. Però lo spirito mi sembra quello giusto. Ovvero quello di cercare nuove fonti di entrata per il Carnevale che non siano solo i corsi mascherati invernali. Ben venga, dunque, il Carnevale estivo se permette di far camminare sempre più con le proprie gambe la manifestazione».

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Lei è sempre stato un fautore di questa politica dell'autofinanziamento.

«Se è per questo io avevo inventato i cavalletti di piazza Mazzini che avevano anche questo scopo. Durante il periodo di Carnevale dovevano servire come scenografia per il palco, negli altri mesi dell'anno, invece, dovevano servire a coinvolgere sponsor importanti che sarebbero serviti a finanziare la manifestazione. Invece si è preferito privilegiare gli interessi di bottega di alcuni balneari e si è persa una grande occasione. E adesso i cavalletti sono fermi ed inutilizzati alla Cittadella».

Andiamo oltre il Carnevale. E parliamo di Viareggio. Fra poco più di un mese ci saranno le elezioni per il nuovo sindaco. Che futuro intravede per la città?

«Purtroppo non vedo nulla di buono all'orizzonte. Manca la passione, manca la voglia di fare per la città. Ci si muove soltanto per interessi personali o comunque di parte. In campagna elettorale si continua a promettere il mondo e poi finirà come sempre che non si farà nulla. Spero di sbagliarmi, ma sono anni che a Viareggio manca una classe politica dirigente capace e competente. Se non riusciamo a fermare questo declino, continueremo a regredire. Eppure le potenzialità non mancherebbero».

Quale sarebbe il primo intervento simbolico che chiederebbe Arnaldo Galli al futuro sindaco della città?

«Non è facile rispondere, perché di interventi ne servirebbero tanti. Diciamo che, da un punto di vista simbolico, vorrei che il nuovo sindaco ripartisse dal problema delle palme e, più in generale, del verde pubblico. Quelle piante che stanno andando in malora una dopo l'altra in Passeggiata e in altri luoghi storici di Viareggio danno l'idea di una città in declino, sciatta, trasandata. Ripartire da qui sarebbe un segnale importante».

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Torniamo ad Arnaldo Galli. Come passa le sue giornate il più grande carrista di tutti i tempi alla soglia dei 90 anni?

«Dipingo e studio. Una volta chiuso con il Carnevale, la pittura è diventata la mia più grande passione. Anche se mi piacerebbe poter dedicare parte del mio tempo anche alla scultura. Così, per trovare spunti sempre nuovi per i miei quadri, leggo e studio: libri, riviste, giornali. L'idea giusta può arrivare in qualsiasi momento. E poi mi piace mantenere la mente allenata».

Il 27 aprile è il suo compleanno. Come lo festeggerà? E che regalo vorrebbe?

«Nessun festeggiamento. Specie quando si arriva a una certa età, quando passa un anno non c'è proprio nulla da festeggiare. Un regalo che vorrei? Mah, forse il rinnovo della patente che fra poco mi scade. Ma il regalo più bello, alla fine, credo proprio che me lo farò da solo: una bella passeggiata sul molo. E' tanto che non ci vado. E mi sembra l’occasione giusta per tornarci...»

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