Il Tirreno

Versilia

Quelle vite salvate dal coraggio di Ilia

di Luca Basile
Quelle vite salvate dal coraggio di Ilia

SERAVEZZA. Bevevano vino dei Monti di Ripa il maresciallo tedesco ed i suoi soldati. Bevevano e si ubriacavano. E proprio nel momento in cui cedevano al torpore, Ilia Pucci entrava nell’ambulatorio...

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SERAVEZZA. Bevevano vino dei Monti di Ripa il maresciallo tedesco ed i suoi soldati. Bevevano e si ubriacavano. E proprio nel momento in cui cedevano al torpore, Ilia Pucci entrava nell’ambulatorio della Todt versiliese, dove i militari erano di guardia, si impossessava del timbro con l’aquila del Terzo Reich e, frettolosamente e con il cuore in gola, falsificava decine di certificati di malattia. Per poi rimettere tutte le carte al proprio posto e uscire da quella palazzina trattenendo il respiro.

Una storia bellissima e sconosciuta ai più, quella di Ilia Pucci, seravezzina scomparsa nel 1992, che ai tempi della seconda guerra mondiale prestava servizio come infermiera e che salvò, a rischio della propria, diverse centinaia di vite umane.

«Ilia era una bella figliola – ricorda Maria Giulia Tonini, che oggi ha novantadue anni e vive a Roma - luminosa, sempre sorridente. Dava una mano a tutti, nel quotidiano, ma soprattutto rischiò la sua vita per gli altri per 4 lunghi mesi, tutti i giorni. E non lo faceva per un parente o per un amico: no, per chiunque, anche semplici sconosciuti. Timbrando quei certificati consentiva a tanti versiliesi di restare a casa e di evitare, in questo modo, di finire sulla linea Gotica là dove la morte era un qualcosa che dovevi mettere per forza in conto».

Ilia mandava avanti l’ambulatorio della Todt - che era l'organizzazione tedesca del lavoro coatto - insieme al dottor Gino Guidoni: aveva capito, ben presto, che ai nazisti quel vino dei Monti di Ripa piaceva in modo esagerato. E allora, per allentare i controlli su quello stesso ambulatorio, si adoperava per fare avere ai soldati, diversi fiaschi attendendo il momento giusto per agire.

«Questo avveniva quasi tutti i giorni e quasi ogni giorno, grazie a quei certificati timbrati di nascosto da Ilia, una cinquantina di operai della Versilia venivano lasciati a casa per finte malattie prognosi di una settimana risparmiando loro, in questo modo, il pericolo dei bombardamenti del Cinquale – aggiunge Tonini – dove si allestivano le difese della linea Gotica. Quanti fortemarmini e versiliesi non sarebbero nati se Ilia non si fosse adoperata a timbrare quei fogli. Se fosse stata scoperta, non avrebbe avuto scampo. Raramente, nella mia vita, ho incontrato una donna così coraggiosa, disposta a rischiare di finire fucilata solo per dare una mano a chi ne aveva bisogno».

Un ricordo che commuove Riccardo Pucci, figlio di Ilia. «Il coraggio e la generosità di mia madre mi sono stati raccontati da diverse persone, negli anni successivi alla guerra. È una storia rimasta sconosciuta ai più, ma che appartiene alla memoria di chi le ha voluto bene: ciò che più conta, però, è la riconoscenza di chi ha avuto il privilegio di averla conosciuta».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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