Il Tirreno

Versilia

L’Italia abbraccia Sant’Anna L’eccidio raccontato in tv

di Donatella Francesconi
L’Italia abbraccia Sant’Anna L’eccidio raccontato in tv

Dalla piazzetta della chiesa lo spettacolo di Marco Paolini ed Elisabetta Salvatori Fabio Fazio lancia la diretta da piazza del Quirinale: «Ora l’ascolto dell’indicibile»

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STAZZEMA. L’ascolto dell’indicibile passa su Rai Uno. E c’è voluto il Settantesimo della Liberazione perché l’orrore di Sant’Anna di Stazzema, di 560 innocenti massacrati dalla furia nazifascista, avesse l’attenzione della televisione di Stato. È con queste parole che Marco Paolini conclude la sua ricostruzione, in diretta dalla piazza della chiesa di Sant’Anna, spalla a spalla con Elisabetta Salvatori, versiliese, che ieri sera è stata madre, figlia, sorella, moglie di quel paesino apuano dilaniato.

Il programma che Fabio Fazio dedica alla Liberazione tende un filo tra piazza del Quirinale e la montagna della Versilia, fino al’altra piazza, piccola nelle misure ma immensa nel suo essere simbolo, oggi illuminata dai riflettori di scena ma ieri - il 12 agosto 1944 - abitata solo dal crepitio dei mitragliatori, il calore del fuoco, le grida, i pianti, l’odore di carne bruciata.

Era la sera dell’11 agosto - scorre la voce dei narratori - e mentre gli adulti discuteva preoccupati di cosa tava accadendo a valle, i bambini facevano i girotondi: «Basta, andata a letto...continuerete domani...». Ma domani non ci fu: cambia lo scenario in attimo l’abilità di Paolini. Perché salì da Pietrasanta la colonna che portava la morte: «Fascisti versiliesi li guidavano, indicando la strada», è la voce di Elisabetta Salvatori.

Sono le storie e le vite patrimonio di tutti, le stesse che abbiamo imparato a conoscere fin da bambini, tra mare e collina della Versilia. Genny Marsili ed il suo Marietto, sette anni, che la madre ha salvato a costo della vita; Anna Pardini, venti giorni appena che non sopravvivere più di un mese all’eccidio nonostante la fuga precipitosa , ferita, tra le braccia della sorellina; Evelina Berretti, dal ventre squarciato con la baionetta ed il suo piccolo, un maschietto, ucciso con un colpo alla testa e ricomposto tra le braccia della madre cadavere.

«Questo ci ricorda perché la nostra Costituzione ripudia la guerra», è la voce che narra «Sant’Anna era un rogo, colonne nere di fumo, le grida degli uomini che tornavano a cercare le proprie famiglie...». Sant’Anna piena di voci la sera del 26 giugno, festa del paese, l’ultima prima della fine; Sant’Anna piena di voci, il 12 agosto; Sant’Anna dal silenzio oggi, nella stessa piazzetta, «quei silenzi che si hanno solo in certi luoghi sacri».

Sant’Anna di Stazzema e la sua storia carica di indicibile, «che per anni finì in un armadio», ricorda Paolini. «E quando fu aperto si gridò alla vergogna e per un po’ ci indignammo e poi ci passò».

Da ieri sera no. Non passa più.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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