La manifestazione
Saetta, chiesta nuova condanna
Maxi-processo su un giro milionario di usura in Versilia La Procura vuole nove anni per Vincenzo e sei per Discetti
VIAREGGIO. Nove anni di carcere. È questa la richiesta di condanna che il sostituto procuratore Fabio Origlio ha fatto ai giudici del tribunale di Lucca per Vincenzo Saetta. Che è imputato - assieme ad altre venti persone - in un maxi-processo su un giro milionario di usura e scommesse clandestine in Versilia. Una vicenda giudiziaria che ha origine nel febbraio del 2008, quando la Guardia di finanza dà il via a diciotto arresti, tra cui i fratelli Vincenzo e Marco Saetta. E che sta arrivando a conclusione in questi giorni: la sentenza è attesa per il 5 maggio.
Interessi fino al 10.000%. Secondo gli inquirenti, Vincenzo Saetta era a capo di un’associazione a delinquere che per cinque anni (dal 2003 all’inizio del 2008) ha prestato a diciassette persone circa 2 milioni di euro complessivi con tassi d’interesse usurari. Le vittime, tra cui medici, imprenditori e anche casalinghe, si vedevano applicare in genere interessi dal 200 al 500% sulle somme prestate. Ma in alcuni casi - secondo l’accusa - si sfiorava il 10.000% di interesse annuo. Col risultato che - secondo le carte dell’inchiesta - un debito originario di 150.000 euro poteva salire velocemente fino al milione. E quando le somme non venivano restituite, scattava il recupero crediti tramite minacce e intimidazioni. Anche tramite pistole. Da qui l’ulteriore imputazione di estorsione. A Saetta, inoltre, è stato contestato il sequestro di persona: una delle vittime dell’usura sarebbe stata caricata in auto e portata di forza a Lugano e a Milano, con l’obiettivo di farsi restituire parte del prestito.
Le scommesse sulle partite. A Saetta ed altre sei persone viene imputato, inoltre, il fatto di aver raccolto - tramite una ricevitoria di sua proprietà a Viareggio - scommesse clandestine sulle partite di calcio nazionale e internazionale.
Caduta l’accusa di camorra. Tutti questi elementi, uniti all’accusa di far parte di un clan camorristico, portarono nel 2008 la Direzione distrettuale antimafia e la Guardia di finanza di Firenze ad arrestare diciotto persone. Contestando il ben noto 416-bis, e cioè l’associazione a delinquere di stampo mafioso, a Saetta e agli altri che secondo gli inquirenti appartenevano al clan. Ma questa contestazione è di fatto caduta nella richiesta di condanna della Procura. Che ha parlato sì di associazione a delinquere, ma non camorristica. Per quanto i metodi siano stati ritenuti mafiosi, in base all’articolo 7 della legge 203 del 1991. Che comporta un’aggravante nella richiesta di pena.
Le altre richieste del pm. Oltre a Saetta, assistito dall’avvocato Massimo Landi, la richiesta di condanna più pesante è per quello che la Procura ritiene il suo braccio destro, e cioè il cognato Alessandro Discetti: sei anni di carcere per usura ed estorsione. Due anni, invece, la richiesta di pena per Michele Capuano, anche lui ritenuto esponente dell’associazione a delinquere. Chiesta l’assoluzione, invece, per il fratello di Saetta, Marco. Prosciolto anche Jonah Ghiselli, assistito dall’avvocato Enrico Carboni, che era accusato di favoreggiamento.
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