Il Tirreno

Versilia

La strage di Viareggio

Processo sulla strage, le drammatiche testimonianze

i volti dei morti della strage di Viareggio su 32 magliette bianche nell'aula dove si svolge il processo
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i volti dei morti della strage di Viareggio su 32 magliette bianche nell'aula dove si svolge il processo

Davanti al collegio del tribunale di Lucca sfilano le drammatiche testimonianze della notte della strage

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Nuova udienza del processo per la strage di Viareggio al tribunale di Lucca. Ecco le testimonianze di mercoledì 22 aprile.

Stefano Doveri: "Provai a intubare il piccolo Lorenzo"
"Mentre cercavano di intubarlo al Pronto soccorso pediatrico vidi quello che non dovevo vedere: il cavo ora faringeo di mio nipote Lorenzo era completamente nero". Stefano Doveri, sanitario dell'ospedale Versilia, testimonia in Tribunale, nel processo per il disastro ferroviario di Viareggio e racconta la folle notte alla ricerca della famiglia Maccioni-Piagentini. Lorenzo, due anni, morirà il giorno dopo al Meyer di Firenze. "Capii subito che quel viaggio in elicottero sarebbe stato inutile". Perchè Lorenzo, come i fratellini Luca e Leonardo, la mamma Stefania, il padre Marco, era passato dal "forno" dell'incendio provocato dal Gpl fuoriuscito dalla cisterna deragliata.  "Vedevo del fuoco quasi innaturale dentro le case, come fosse spinto da un sifone", ha testimoniato Stefano Tognocchi, che abitava a dieci metri dai binari, "e persone completamente nude, bruciate, nere, come se addosso non avessero più nemmeno la pelle".

Giorgio Puntoni: "Emanuela era consapevole delle proprie condizioni"
Emanuela Menichetti, morta a soli 21 anni dopo quaranta giorni di ricovero per le ustioni riportate nel disastro ferroviario, nel lungo periodo di degenza in ospedale "è stata consapevole delle proprie condizioni". Davanti al Collegio del Tribunale di Lucca dove si svolge il processo per la strage del 29 giugno 2009 parla Giorgio Puntoni, esperto di medicina legale. Consapevolezza che significa inevitabilmente sofferenza di quel giovane corpo ustionato per l'80%, sul quale "era necessario agire con un dosaggio mirato dei farmaci, per affrontare le tante variabili di un paziente di questo tipo". Così che - dichiara il medico di fronte a un'aula con il fiato sospeso, "in quaranta giorni di ospedale certo che c'è stata più volte, da parte di Emanuela, la consapevolezza della propria condizione".

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