Il Tirreno

Versilia

Madonnina, l’approdo delle barche fantasma

di Donatella Francesconi
Madonnina, l’approdo delle barche fantasma

Il liquidatore Eduardo Falzone denuncia: i posti venivano subaffittati grazie ad un sistema di gestione di centinaia di ormeggi pieno di buchi e dati mancanti

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VIAREGGIO. Ad Eduardo Falzone, liquidatore della società Viareggio Porto che gestisce i cinquecento posti dell’approdo turistico della Madonnina non manca il coraggio. E l’operazione-verità intrapresa all’insediamento continua. Portando alla luce gli “scheletri” delle gestioni passate e mettendo in guardia contro quelli che le gestioni future possano ancora collezionare. Corrisponde al vero - spiega Falzone - che la società si sia dotata del software gestionale “Naus” introdotto per la prima volta nel 2009 dall’allora socio privato Ferragamo, «cercando di creare quella necessaria corrispondenza tra cliente e imbarcazione ormeggiata». Problema numero uno, dunque, far coincidere nome della barca con quello del titolare del posto barca. Peccato solo, continua il liquidatore, che lo stesso “Naus” «non sia stato regolarmente utilizzato, mediante il corretto e totale inserimento di dati ed il loro aggiornamento». Da qui la domanda che da tempo in molti si fanno a proposito dei posti barca alla Madonnina: «Siamo sicuri che vi sia esatta corrispondenza tra colui che usufruisce del posto barca e la proprietà delle imbarcazioni?».

La risposta è nei fatti: «Basta consultare i dati inseriti nel sistema gestionale Naus per rendersi conto che «l’anagrafica del cliente, nella maggior parte dei casi risulta incompleta. Ad esempio, al posto dei recapiti telefonici indispensabili per poter contattare i clienti, risultano numeri di telefono “a caso”. E risultano indicati anche indirizzi completamente inesistenti. A riprova di ciò, molte delle raccomandate di messa in mora dei clienti sono tornate indietro con la annotazione di indirizzo errato. Sempre dall’anagrafica del Naus, non risultano elementi utili per la verifica della corrispondenza tra la titolarità del posto barca e l’imbarcazione ormeggiata. Per le imbarcazioni non registrate veniva richiesto l’atto di notorietà, mentre per le imbarcazioni registrate veniva chiesta l’esibizione del documento di proprietà del natante. Tale procedura, però, veniva messa in atto solo sporadicamente e, comunque, sul gestionale veniva caricato solo nome e modello dell’imbarcazione, quando sarebbe stato necessario caricare molti più dati». Massima “discrezione”, insomma, assicurata ai diportisti.

Con la messa in liquidazione della società - ricorda Falzone, succeduto ad Arabella Ventura, su nomina del commissario prefettizio Valerio Massimo Romeo - «è stato disposto che si contattassero i diportisti per la consegna in copia di tutti i documenti indispensabili per verificare chi c’è in porto e, soprattutto, per verificare se l’imbarcazione ormeggiata è realmente di proprietà di chi ha sottoscritto il contratto». Ad oggi, a tutti i diportisti che ormeggiano su pontili e banchine della Viareggio Porto, che gestisce un approdo anche a Torre del Lago, è stato chiesto: per le imbarcazioni non registrate, l’atto di notorietà, la copia della licenza di navigazione, la copia del contratto di assicurazione del natante (e, quindi, del motore), la copia del documento d’identità; per le imbarcazioni registrate invece, è necessario aggiungere il certificato di proprietà dell’imbarcazione.

Questo significa - conclude Falzone - che oggi la società del Comune di Viareggio avviata al fallimento «dispone di un doppio controllo, cartaceo e digitale, e soprattutto supportato da documentazione di cui la Viareggio Porto può in ogni momento riscontrare l’effettività e la veridicità su chi ha sottoscritto il contratto e se c’è corrispondenza tra il cliente e l’imbarcazione». Un passaggio che è la sconfitta di un sistema passato che non consentiva di effettuare «un controllo rigoroso e capillare su chi ha titolo all'approdo né su eventuali irregolarità, che pure si sono riscontrate, consistenti, ad esempio, nel subaffitto del posto barca».

È un esempio, appunto. Perché c’è da chiedersi se - vista la differenza dei costi per un posto barca annuale ed uno in transito, non vi sia da indagare anche sulla gestione della diversa tipologia di ormeggi. Testimoniata da diportisti in transito da una vita e da “miracolati” che in un battito di ciglia diventava assegnatari annuali. Con quale esito sulle casse della società pubblica?

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