Il Tirreno

Versilia

Mobilitazione su Facebook per salvare il "mitico" Martini

Donatella Francesconi
Lo storico negozio Martini in passeggiata
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Lo storico negozio Martini in passeggiata

Viareggio: sulla pagina dell’azienda di calzature sportive Aw Lab si moltiplicano gli appelli a lasciare gli arredi e le pannellature in legno per il nuovo negozio

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VIAREGGIO. «Quel che accade in via del Corso a Roma non deve accadere a Viareggio nel mitico "negozio" Martini. Ve lo dice uno il cui nonno era direttore del Duilio 48 "ligneo"!!!». Sono le parole di Franco Orlandini, affidate a Facebook, social attraverso il quale Viareggio si mobilita per uno dei simboli della Passeggiata, quel negozio Martini sopravvissuto all’incendio che distrusse l’allora salotto buono della città nel 1927, ed oggi si accinge ad accogliere i tecnicissimi allestimenti del marchio di calzature sportive Aw Lab. A guidare il pattuglione di cittadini che hanno voluto dire la loro è stata la matita di Paolo Pezzini (il vignettista Paz) che scrive: «Nell'indifferenza più o meno generalizzata si sta consumando il centomilardesimo scempio ai danni di Viareggio, della sua grazia che fu, della sua memoria, del suo patrimonio estetico e anche etico. Non confido in una sollevazione popolare e in un picchettaggio di cittadini intorno all'antico negozio. Ma, specie per quelli che come me vivono lontano da Viareggio, c'è almeno la possibilità di scrivere sulle pagine Facebook della azienda che si appresta (dopo averlo fatto con la ex Galleria del Libro) a riempire di sneaker anche questo gioiellino. E far sentire loro quanto sbagliato sia quello che stanno facendo».

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La reazione è stata oltre le aspettative e una valanga di post ha travolto la pagina Facebook del marchio. «Fate ammodo - è il pensiero di Massimo Malfatti -: perché il viareggino è strano, vive di libeccio e salmastro. È sanguigno. E se fate qualcosa che " un ni garba" il viareggino nel negozio "un ci entra e un vi compra nulla". Ci sono , però, i fiorentini e i pratesi. Vero. E allora proseguite pure con lo scempio iniziato con la "Galleria del libro". I permessi li avete. Stupiteci. Fate un negozio che rispetti la storia di quel bellissimo edificio che è Martini. Evitate di sembrare una sala giochi dentro una cattedrale».

Coletta Parodi gli fa eco: «Non fate che il vostro marchio sia affiancato al riconoscimento della distruzione! Non giova al marketing . Noi non lo permetteremo». Mentre Riccardo Mazzoni ricorda che «Martini costituisce l'ultima sopravvivenza visiva e di conseguenza affettiva di un periodo mitico e aureo della città. Ogni intervento di ristrutturazione e di adeguamento risulta quindi delicatissimo. Sarebbe bello un confronto con la cittadinanza magari proprio davanti all'antico chalet... Ci contiamo...!».

Vania Sugar Passaglia interviene «da storica dell'arte»: «Chiedo di fermarvi. Di non distruggere una storia che io vorrò far conoscere ai miei figli. Lasciate il Martini com'è, i suoi interni sono una parte integrante della nostra città. Parte interna di noi. Lasciateci ancora qualcosa». Ed un’altra voce giovane è quella di Francesca Bitti: «È una vergogna che vi abbiano dato i permessi per insediarvi nel negozio dell'ex Martini di Viareggio. Basta con i neon, basta con l'uniformità di arredi, basta con la globalizzazione, basta con le catene di negozi uguali in ogni città. Rispettiamo la storia l'arte, la bellezza...Non si può ragionare solo in base al profitto. Scegliete un'altra location per il vostro negozio: ne guadagnerete di immagine...».

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