Il Tirreno

Versilia

Lite col vigile per una multa Condannato l’ex assessore Ratti

di Matteo Tuccini
Lite col vigile per una multa Condannato l’ex assessore Ratti

Riconosciuto colpevole di resistenza e offese a pubblico ufficiale. Ma non ci fu la testata all’agente «Ricorrerò in appello, non voglio ombre». Condannato anche l’impiegato comunale che era con lui

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VIAREGGIO. L’ex assessore allo sport Mario Ratti è stato condannato a tre mesi dal tribunale di Lucca per resistenza e offese a pubblico ufficiale. La vicenda è quella della lite con un agente di polizia municipale, risalente all’agosto del 2010. E che ebbe origine da una multa fatta dal vigile allo scooter della moglie dell’allora esponente della giunta Lunardini. Ratti era stato accusato anche di aver dato una testata all’agente, ma il giudice non ha ritenuto valida questa accusa. E lo ha assolto dall’imputazione di lesioni. Facendo cadere, così, l’episodio più grave in una vicenda che al tempo fece scalpore. Condannato a quindici giorni per offese anche il dipendente comunale Moreno Pisani, coinvolto anche lui nella lite. Ma a cui erano stati contestati solo la resistenza e l’oltraggio.

La vicenda. L’episodio - che come detto scatenò parecchie polemiche anche politiche - risale alla sera del 18 agosto del 2010. Durante un servizio di controllo dei vigili urbani in via Gustavo Modena, lungo la Passeggiata (più o meno all’altezza dell’ingresso del bagno Oceano), l’agente Ettore Ciuni multa una serie di scooter parcheggiati lungo la strada pedonale. Fra i motorini c’è anche quello della moglie dell’assessore Ratti. Ne nasce un diverbio tra Ratti, l’impiegato comunale Pisani e lo stesso vigile. Diverbio che secondo l’accusa si anima di insulti. E, alla fine, anche di un incontro troppo ravvicinato. Che secondo il vigile è stata una testata bella e buona, rifilatagli dall’allora assessore. La vicenda esce sui giornali e scoppia un putiferio. I vigili scendono sul piede di guerra, chiedono la sospensione di Ratti. C’è anche uno sciopero. E dopo la denuncia dell’agente Ciuni, sia Ratti che il dipendente Pisani finiscono a processo. In tribunale, però, la questione della testata sembra sfumare - non ha molte conferme tra i testimoni, salvo il vigile che era assieme al collega quando avvenne la zuffa - e alla fine è lo stesso pubblico ministero Elena Leone, di fronte al giudice Valeria Marino, a chiedere l’assoluzione su tutta la linea per i due imputati. Il giudice, però, ritiene fondate le accuse di resistenza e oltraggio per Ratti e solo di oltraggio per Pisani. Condannandoli rispettivamente a tre mesi e quindici giorni, con una provvisionale (risarcimento provvisorio) di 3500 euro l’uno e 500 euro l’altro.

Le difese. Così l’avvocato Cristiano Baroni, legale di Ratti: «È caduta l’accusa più grave, quella di aver colpito il vigile con una testata. Rimangono due imputazioni minori, resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. Anche il pubblico ministero aveva chiesto l’assoluzione, evidenziando che il pubblico ufficiale aveva tenuto condotte eccedenti i limiti delle proprie funzioni. Contro la condanna faremo appello». Hanno annunciato appello anche gli avvocati Giulio Granchi e Massimiliano Luporini, difensori dell’impiegato comunale Pisani.

I legali del vigile. Soddisfatti per la sentenza gli avvocati Fabrizio Miracolo e Benedetto Ricciardi, che tutelano l’agente Ciuni. «Giustizia è fatta», ha detto l’avvocato Miracolo. Che sulla questione della presunta testata si è riservato di commentare solo dopo aver conosciuto le motivazioni del giudice.

La questione politica. Questa vicenda processuale rischia di avere dei contraccolpi sulle prossime elezioni, visto che Ratti si è candidato con Forza Italia. Ma su questo punto l’ex assessore è chiaro: «Dal punto di vista politico, anche in virtù della mia attuale candidatura - dice - ne esco rafforzato in quanto il principale capo d’imputazione, che mi vide per mesi alla gogna mediatica, è risultato non sussistere. Per i reati residui, continueremo a percorrere la strada della giustizia, nei gradi di appello consentiti, anche per togliere quelle piccole ombre rimaste nella sentenza».

@matteotuccini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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