Toscana
Viareggio, chieste condanne severe per il pestaggio dei clochard
Due giovani sono a processo per una spedizione punitiva che fu compiuta a Genova. L’accusa vuole nove e otto anni di carcere. Le difese: vicenda grave, ma non volevano ucciderli
VIAREGGIO. Sono dure le richieste di condanna della Procura di Genova per il pestaggio dei clochard avvenuto nel capoluogo ligure nel gennaio del 2014. Una vicenda per cui sono finite a processo quattro persone: tra di loro ci sono due viareggini.
Per Karlo Bilani, 21 anni, e Ahmed Dridi, 22, il pm Patrizia Petruziello ha chiesto rispettivamente nove e otto anni di carcere. Nella richiesta la Procura - che contesta loro il tentato omicidio - ha valutato comunque l’assenza di precedenti penali e le attenuanti. Richieste più severe per gli altri due imputati, di nazionalità slovacca, Michal Krahulec e Martin Krocka, per cui il pm vuole una condanna di dodici anni di carcere a causa dei precedenti.
Il pestaggio risale al 25 gennaio 2014. In piazza Piccapietra a Genova quattro senzatetto vengono aggrediti e presi a sprangate in quello che sembra l’assalto di un commando razzista. Le telecamere presenti in zona riprendono quattro uomini a volto coperto, che armati di spranghe e tubi innocenti massacrano i clochard, sorpresi mentre stanno dormendo in mezzo ai cartoni. L’assalto causa alle vittime fratture varie e, in un caso, anche un trauma cranico per colpi ripetuti alla testa.
In zona viene ritrovato da subito un passamontagna, lasciato lì da uno degli aggressori. E la squadra mobile della questura di Genova passa al setaccio i filmati delle telecamere. Questi elementi, uniti alle dichiarazioni delle vittime, portano la polizia ad arrestare in agosto Krahulec, 23 anni, cittadino slovacco, anch’egli senzatetto. È lui - secondo la Procura - ad aver architettato l’aggressione: una specie di vendetta legata al racket dell’elemosina e alla spartizione delle zone, motivo di contesa tra i clochard.
Da Krahulec, seguendo i tabulati telefonici - l’uomo è in possesso di un cellulare - l’indagine della questura ligure arriva fino a Viareggio. Le utenze con cui lo slovacco è in contatto, infatti, risultano intestate a Dridi e a Bilani, che vengono intercettati. E dopo alcuni riscontri ottenuti dagli inquirenti, nei confronti dei due ragazzi - nati rispettivamente in Tunisia e in Germania ma cresciuti in città, tanto da parlare anche il vernacolo - la Procura di Genova emette un decreto di fermo. Entrambi i giovani finiscono in carcere - Dridi ora è ai domiciliari - ed entrambi confessano le proprie responsabilità. Venendo poi rinviati a giudizio in un processo che si celebra con rito abbreviato.
Secondo gli avvocati Elena Libone, Marco Taddei - legali di Dridi - e Massimo Landi - legale di Bilani - «si tratta di una vicenda grave, ma l’accusa di tentato omicidio non è condivisibile. A nostro parere si tratta di lesioni. Ci auguriamo che il giudice ne tenga conto». La sentenza è attesa per il 3 luglio.
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