Il Tirreno

Versilia

Mare pulito, corsa contro il tempo

di Donatella Francesconi
Mare pulito, corsa contro il tempo

Gruppo tecnico al lavoro per la scelta della soluzione entro una settimana: tra acido peracetico ed impianti ionizzanti

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CAMAIORE. Ancora una settimana per decidere come assicurare una stagione balenare senza rischi di divieti a tuffarsi: «Il termine ultimo che ci siamo fissati è al massimo quello del 23 aprile», assicura Alessandro Del Dotto, sindaco di Camaiore e presidente dell’Unione dei Comuni della Versilia. Il plurale è d’obbligo, visto che all’incontro di ieri hanno partecipato i Comuni della costa, la Regione, Arpat, i professori universitari che hanno lavorato allo studio dal quale la soluzione tecnica deve emergere e Gaia. Da una parte c’è il ricorso all’acido peracetico, dall’altra l’installazione degli impianti di ionizzazione dell’acqua. La prima non convince Arpat e neppure il sindaco di Pietrasanta, Domenico Lombardi, il quale ha affermato nel corso della riunione che non firmerà niente che non abbia il “bollino” di soluzione sicura per ambiente e salute. Qualche momento di tensione non è mancato, ma è anche vero che dagli ultimi divieti dell’agosto-settembre 2014 si è arrivati con la stagione 2015 alle porte obbligati ad andare a cento all’ora.

«È suonata la campanella della ricreazione - dichiara Del Dotto - e siamo arrivati siamo in zona controlli Arpat. Il ritardo c’è, perché i percorsi della burocrazia ci stritolano, ma dopo questa settimana ci deve essere la fine del percorso scientifico-progettuale. Con una soluzione che tenga insieme salute e ambiente».

Gruppo tecnico. Perché ciò sia possibile, anche l’Agenzia regionale per la protezione ambientale sarà al tavolo dei tecnici, ingegneri e dirigenti dei Comune di Camaiore, Pietrasanta, Forte e Viareggio. «Devo ringraziare Arpat - prosegue il sindaco di Camaiore -: pur non firmataria dell’accordo, l’Agenzia ha dato disponibilità a collaborare per definire una proposta organica e offrire il supporto istruttorio nella costruzione della sperimentazione». Prove tecniche di balneabilità, insomma: «Partiamo dallo studio dell’università di Pisa - è ancora Del Dotto a parlare - che costituisce la base scientifica della sperimentazione e che indica come siano considerabili - con l'urgenza/pressione che abbiamo - due soluzioni: quella degli impianti che utilizzano acido peracetico e quella degli impianti di ionizzazione. Il gruppo tecnico ha esaminato, sviscerato, discusso, confrontato le due soluzioni. In questi giorni lavoreranno e tra un settimana formuleranno una ipotesi praticabile, sulla base delle indicazioni scientifiche, che deve diventare la base per una gara». Una settimana, dunque, per «arrivare alla soluzione, nero su bianco».

La tempistica. La partecipazione di Arpat al gruppo tecnico ed i troppi dubbi sull’utilizzo del contestato acido peracetico portano ad ipotizzare che si vada verso la soluzione ionizzatori. L’installazione dei diversi tipi di impianto - assicura Del Dotto - «ha tempistiche simili. E se ci diamo una mossa siamo ancora in tempo per quale che sia la scelta. Perché i tempi di posa in opera degli impianti sono più o meno gli stessi».

Il primo cittadino di Camaiore è perentorio e non lascia spazio anche solo all’immaginazione che la tempistica, adesso, non sia quella fissata nell’incontro di ieri: «Ho detto chiaramente che se per il 23 aprile non ci sono gli atti pronti per la gara io consegno tutti gli atti fin qui fatti alla Regione e indico le responsabilità, nomi e cognomi. Perché Camaiore, che è Comune capofila dell’accordo con la Regione, ha fatto e sta facendo tutto quello che deve».

Per arrivare ad avere gli impianti funzionanti in tempo per la stagione imminente, i Comuni si rivolgeranno anche a professionalità esterne, i cui costi sono coperti dal progetto: «Siamo di fronte alla ricerca di soluzioni che rappresentanto una unicità a livello internazionale. Perché non si è abituati a trattare le acque superficiali...». E questo dovrebbe far riflettere - la considerazione è inevitabile - su come evitare che lo stato delle acque reflue, per le quali esiste una normativa specifica e stringente, sia tale da rendere non balneabili le acque di superficie.

Quella del mare in particolare, lungo i 19,5 chilometri di spiagge della provincia di Lucca che nel solo 2003 sono state interessate dal 17,44% di campionature con irregolarità (dati Arpat).

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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