Il Tirreno

Versilia

«Ero l’amante, ora lotto per mio figlio»

di Donatella Francesconi
«Ero l’amante, ora lotto per mio figlio»

Senza lavoro, con lo sfratto imminente ed un bambino di venti mesi: il racconto di una giovane madre in difficoltà

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VIAREGGIO. È piccolo e fischietta nel passeggino mentre guarda i treni e se la ride. Ignaro delle vite adulte alle quali è affidato il suo futuro di bambino molto voluto, ma non da suo padre. «Io non potevo avere figli e ho portato anche i certificati medici in Tribunale», racconta la madre, ucraina, in Italia dal 2005: «Quando ho scoperto di aspettare un bambino ho pensato che un dono così non l'avrei avuto mia più». Il lieto fine però non c’è.

Mamma e bambino hanno lo sfratto il 21 aprile e lei non lavora. Potendo contare solo sui cinquecento euro mensili che il padre del piccolo passa da gennaio di quest'anno, dopo una sentenza del Tribunale con tanto di esame del Dna.

«Sono interprete diplomata e pedagogista - continua il racconto della donna - ed i miei diplomi sono legalizzati in Italia. Ma da sola, con il bambino, non trovo nessun lavoro. Ho fatto la commessa, ho lavorato da Ikea e come lavapiatti: ma era il periodo in cui mia madre è stata con me. Non posso neppure tornare in Ucraina: vorrebbe dire far vivere mio figlio in mezzo alla guerra».

L'arrivo in Italia, dieci anni fa, prometteva tutt'altro futuro: un matrimonio, la vita da casalinga in una città toscana. Poi è arrivata la separazione e l'unico lavoro a portata di mano: ballerina in un night.

«Ho conosciuto lì il padre di mio figlio». Industriale, sposato, figli grandi, interessi anche all'estero: «Mi ha liberato dal castello del drago», è il ricordo di un inizio felice. Lui racconta le solite cose: a casa non va, la felicità è tutta lì tra le braccia di quella giovane donna. «Una storia abbastanza banale, lo so», racconta lei.

Seguono regali, viaggi, la casa in Versilia dove lei spera di trovare lavoro utilizzando il patentino di guida turistica. Poi, la sorpresa, inattesa: «È tornato da un viaggio di lavoro ed io avevo appena scoperto di essere incinta. Io che avevo perso la speranza che potesse accadere dopo tutte le visite e gli esami medici che avevo fatto!». Lui frena: la moglie ha trovato gli sms nel cellulare. Alcuni dei quali finiranno, poi, tra le carte della vicenda giudiziaria. «Lo incontrai in un bar e mi disse “devi abortire”. Promise che mi avrebbe regalato un appartamento. Ricordo come fosse ora cosa risposi: “Quanti metri quadrati costa la vita di un bambino? Con terrazzo o senza terrazzo?”. Lui rispose: “Ma è un fagiolo…liberatene e non ci pensi più”».

Da qui alla nascita del bambino, meno di due anni fa, è un tira e molla: «Lui tornò e mi disse “voglio nostro figlio”. Anche qui ci sono i messaggi che mi mandava. È venuto dal medico, ha visto l'ecografia…». Quando la gravidanza è arrivata al giro di boa dei sei mesi, l'uomo getta di nuovo la spugna: «Prese in affitto un'altra casa, perché in quella dove stavo - e dove lui pagava 1.400 euro al mese - dovevo andare via, comprò la cucina, un passeggino costosissimo, il lettino. Ma mi disse anche “ora arrangiati”». Manca poco alla nascita, quando una telefonata riaccende la speranza: «Partiva per lavoro e mi disse "aspettami, non partorire senza di me". Quando è tornato ero in ospedale ed eravamo di nuovo ad "arrangiati"». Quando il piccolo ha una settimana, un nuovo incontro: "Mi mise in mano 200 euro…Un uomo che in una sera ne spendeva cinquecento al ristorante…. Di lì in poi - impose - ci saremmo parlati per avvocati».

A giugno è fissata una nuova udienza per questa vicenda che si consuma intorno al futuro di un piccolino che la fischia ignaro di quanto cattivo può essere il mondo intorno. Ma per quella data lui e sua madre non avranno un tetto sulla testa.

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