Il Tirreno

Versilia

Quando Marcucci e Baldini difesero Puccini dai lucchesi

di CORRADO BENZIO
Quando Marcucci e Baldini difesero Puccini dai lucchesi

Sono ormai anni che si cerca, con l’ignavia nostrana, di spostare l’attenzione sul Maestro da Viareggio a Lucca

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di CORRADO BENZIO

C’è la stagione, si lavora. E allora di certi argomenti non si parla. D’inverno invece siamo stanchi, ci si riposa, è dura parlare di temi impegnativi. Insomma alla fine i viareggini non trovano mai il tempo di parlare di argomenti seri.

Come Giacomo Puccini, il festival, il futuro di un brand unico. Come già detto più volte, Expo 2015 apre con Turandot alla Scala, non con la Traviata o il Barbiere di Siviglia. Apre con Puccini. I viareggini non fremono d’orgoglio per il Maestro che amò Viareggio in un modo unico. Né hanno idea di cosa fare in futuro del Festival, della villa mausoleo di Torre del Lago, della villa di Turandot al Marco Polo.

Una premessa per segnalare una cosa. Il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini annuncia al giornale che siamo vicini alla fusione fra il Festival di Viareggio – chiamiamolo con il suo vero nome – e la Fondazione Puccini di Lucca.

Una dichiarazione decisamente clamorosa. Piacerebbe sapere, a questo punto, con chi è stata presa – parliamo della sponda viareggina – questa decisione. Con il commissario Romeo, con i candidati a sindaco, con Stefano Baccelli presidente della Provincia? Boh. Con Adalgisa Mazza, presidente del Festival, alla quale attribuiamo una reazione a dir poco timida? Del resto è un vaso di coccio fra decine di altri vasi di coccio – i politici viareggini - di fronte ai vasi di ferro dei politici lucchesi, delle banche lucchesi, della Massoneria. A questo proposito Puccini – come si evince dal sito ufficiale del Goi – era fratello. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensano le logge viareggine di questa operazione di fusione. Visto che a Viareggio il Grande Oriente d’Italia si è sempre contradistinto per un’attenzione massima alla cultura. Vedi presenze in assessorati, musei, biblioteca, associazioni culturali.

Sfruculiamo le logge perché ci domandiamo se a Viareggio esistono ancora poteri in grado di trattare da pari a pari come Lucca, ma anche con Firenze. Una politica che si dica degna di questo nome potrebbe cercare un asse con Firenze ed il suo splendido nuovo teatro comunale. E snobbare la Fondazione Puccini di Lucca che ha in dote solo la casa natale, poco visitata nonostante i soldi buttatici dalla banca. E certo, anche la villa del Marco Polo.

La vera forza di Lucca sono i soldi della banche. E non a caso il teatro di Torre del Lago è stato costruito coi soldi del Monte dei Paschi e non della Cassa o di una delle due fondazioni presenti nell’arborato cerchio. Tutto questo nel silenzio assordante dei candidati a sindaco, escluso Santini (che se facesse meno folclore e più fatti seri rischierebbe almeno il ballottaggio). Del Ghingaro è lucchese, Poletti è appoggiato dalla sinistra che va in elicottero. Quindi sarebbero i primi a trattare. Perché non tutti i politici sono uguali. Barsacchi conosceva il valore dei soldi e tentò – prima di morire – di farsi una banca viareggina. Marcucci, nel senso di Marco, non fraintendiamo – si infuriò quando le celebrazioni per il nuovo teatro partorirono un comitato tutto sbilanciato su Lucca. Infine Massimo Baldini provò ad impedire il passaggio della villa del Marco Polo ai lucchesi.

E’ chiaro che qui non si fa del campanilismo ridicolo. Qui è in gioco i futuro della Versilia, con candidati in Regione –ad esempio – di una evidente debolezza politica. L’unico che poteva ripetere certi importanti percorsi è stato stroncato da un arresto improvvido 9 anni fa.

In questa situazione, tutti si possono permettere di sputare su Viareggio. Senza che qualcuno si alzi in piedi per dire cose. Compresi i sindaci della Versilia che sulle spoglie di Viareggio sperano di lucrare qualcosa. In questo clima troppe cose non tornano. A partire dallo stesso cartellone 2015 del festival. Dove troviamo due serate con il Volo, gruppo già scomparso anche dalle radio. e non si trova una serata per far cantare Andrea Bocelli. Che giustamente si esibisce all’Expo e a Lajatico ma viene snobbato dal Pucciniano. Lui, ormai versiliese d’adozione, che potrebbe essere lancia e scudo contro le mire sul Pucciniano. Ma noi no, preferiamo i tenorini lanciati da Torpedine, vecchia lenza dello show business.

Il tutto aspettando una cosa sola: l’epilogo. Dopo avere perso la Bussola e il Summer Festival, il primo Sanremo e il Gaber, ci prepariamo – noi viareggini tutti – a rimpiangere il Pucciniano. Dove ha cantato Pavarotti e diretto Chailly (sul podio alla Scala per la Turandot dell’Expo), dove hanno curato la regia Monicelli e Scola, il grande Sylvano Bussotti (ma erano tempi in cui il Pci sapeva fare cultura e Lucca era una oscura cittadella democrista), e Alberto Veronesi. Dove una sera furono offerti mille dollari per un biglietto per la esauritissima Butterfly con Bocelli.

Tutto questo può sparire o perdere identità? Non è proprio il caso. Soprattutto dopo che i viareggini si sono dissanguati per decenni per mantenere vivo il festival anche in anni bui. Viareggio non merita tutto questo.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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