Il dolore
E c’è anche chi ruba per vizio o per sfida
I mille trucchi utilizzati dai cleptomani. «Qualche mamma utilizza perfino il passeggino dei figli»
VIAREGGIO. Non sempre si ruba per necessità. Né per gli effetti della crisi economica. A volte rubare è un vero e proprio vizio. E qualche volta perfino una sfida. A sostenerlo sono coloro che il fenomeno del taccheggio lo vivono quasi quotidianamente. Come i commessi o gli addetti alla sicurezza di negozi di abbigliamento, delle grandi catene o dei supermercati.
Se il furto è un vizio. Di certo non si ruba per la crisi quando la merce che si sottrae dagli scaffali non rientra fra i generi alimentari di prima necessità. Come nel caso dei capi di abbigliamento, che rappresentano di gran lunga il principale oggetto dei desideri. «Assistiamo di continuo a tentativi di taccheggio. E spesso nelle forme più disparate. Nella maggior parte dei casi si tratta di donne, ma specie fra i giovani non mancano casi anche al maschile. C'è chi nasconde la merce che vuol portar via all'interno di borse e zainetti e chi invece entra nei camerini con più indumenti, si prova una maglia o un reggiseno e poi si mette sopra gli abiti con cui è entrato. Specie prima dell'introduzione di massa delle placche antitaccheggio, questo era il metodo preferito. Ora è decisamente più complicato. Ma c'è chi, specie per gli indumenti che non si portano in bella mostra, taglia con le forbici la placca e si porta via l'oggetto danneggiato».
Anche chi questo fenomeno lo subisce, spesso non vuole che si sappia. E così commessi e addetti alla sicurezza raccontano gli episodi a patto di mantenere l'anonimato. «Alcune volte ci è capitato di assistere a casi di mamme che entravano con il bimbo nel passeggino e poi utilizzavano proprio il passeggino per nascondere gli oggetti da portar via. Una di loro, scoperta all'uscita, ha cercato perfino di dare la colpa al figlioletto. Ma di fronte alle immagini delle telecamere non ha potuto più negare l'evidenza».
Il brivido della sfida. C'è poi chi sembra voler ingaggiare una vera e propria sfida con negozianti e commessi. E prova un recondito gusto a beffarsi dei sistemi di sicurezza e degli sguardi attenti del personale addetto alla sorveglianza. «È quasi una guerra psicologica che qualcuno sembra ingaggiare con chi è addetto ai controlli».
Il costo della sicurezza. Ai negozianti assediati dai ladruncoli non resta che far ricorso ai sistemi antitaccheggio. Che però hanno un costo elevato. «Un buon impianto da montare agli ingressi - spiega Piero Bertolani, proprietario di una catena di negozi di abbigliamento sportivo a Viareggio - può costare fino a 5mila euro. A questo va poi aggiunto il prezzo di ogni singola placca da applicare ai capi di abbigliamento che si aggira intorno ai 2,5 euro ad unità. Se in un negozio vi sono duemila capi da proteggere vanno dunque aggiunti altri 5mila euro».
Cla.Ve.
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