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Versilia

Il progetto Arlecchino a rischio per colpa del Pit

Il progetto Arlecchino a rischio per colpa del Pit

L’area da riqualificare rientra nella fascia dei 300 metri dalla costa “bloccata” dal piano regionale. Del Dotto: «Assurdo tutelare ciò che dovremmo buttare giù»

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CAMAIORE. A offrire l’occasione del faccia a faccia è la Tv. Per la precisione Rtv38 che venerdì sera ha organizzato un dibattuto sul tema del Pit della Regione che tanto ha fatto discutere negli utlimi emsi in relazione aiv i9ncoli previsti dallo strumento di pianificazione regionale alle zone montane, e in particolare quelle delle cave, e quelle costiere dove sostanzialmente viene impedito qualunque intervento di trasformazione della fascia dei trecento metri dalla costa.

A confrontarsi su rischi e benefici del provvedimento sono stati, tra gli altri, l’assessore regionale Anna Marson e il sindaco di Camaiore, Alessandro Del Dotto. Che non si è risparmiato sulle critiche al provvedimento della Regione: «Anzichè governare lo sviluppo - ha etto - impedisce ogni cambiamento fino ad arrivare al paradosso di dover tutelare quello che invece dovrebbe essere buttato giù».

E Del Dotto ha in mente una cosa ben chiara quando dice così: il progetto di recupero e valorizzazione dell’Arlecchino sul viale a mare di Lido di Camaiore che, rientrando suo malgrado nella fascia dei 300 metri, rischia di rimanere vita natural durante, nelle condizioni in cui si trova oggi. Insomma, addio centro congressi. E non solo a quello. Lo stop a qualunque tipo di intervento riguarda indifferentemente interventi pubblici e privati e a fare le spese del Pit potrebbe non essere solo il Comune. Nel calderone finiscono, ad esempio, le piscine degli stabilimenti balneari ma anche interventi di riqualificazione, grandi e piccoli, nelle strutture ricettive. Compreso, forse, il nuovo hotel sul lungomare della famiglia Bracciotti.

«Ho avuto modo di dire all’assessore - spiega Del Dotto - che questo piano qui deve essere un inizio, un punto di partenza e non di arrivo, ci sono storture da correggere».

La più macroscopica? «Il fatto che si abbia una concezione del paesaggio come se fosse una cartolina - continua il sindaco - è vero che là dove non si è seguito il principio dello sviluppo sostenibile si è assistito a degli scempi anche per colpa di Comuni che hanno mercificato i propri territori. Ma non è vero che la Toscana abbia solo una tradizione negativa. Non è vero che Versilia è massacrata dalle case sul lungomare. E con questo non voglio dire che sia necessario costruire ancora ma perché non trasformare, riqualificare e valorizzare sulla base dei principi dello sviluppo sostenibile?». «Noi aspettiamo ancora di leggere un testo definitivo del piano - conclude il sindaco - per capire che fine faranno importanti investimenti pubblici come quelli per migliorare aree urbane come l’Arlecchino. E per chiarire che fine fa lo sviluppo della costa: come si fa la destagionalizzazione prevedendo sulla spiaggia solo nuove strutture precarie e per non più di 180 giorni?».

Valentina Landucci

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