Sicurezza
A rischio le piastrelle in ceramica nell’ex Laveno
Degrado e furti nella colonia dismessa sul viale Apua La Soprintendenza dice che le formelle non si possono toccare
PIETRASANTA. Si dice che per una formella in ceramica, con in rilievo animali marini colorati, c'è chi si spingerebbe a pagare fino a 1.500 euro. Se non di più. Ma dei si dice è piena la storia, mentre è un dato di fatto che quelle stesse formelle che fanno da cornice muraria all’ex colonia Laveno lungo il viale Apua, sono in completo stato di abbandono così come è in stato di abbandono l'edificio oggi di proprietà di Asl, ieri del Comune e ieri l'altro ancora della Ceramica italiana di Laveno Mombello, poi Richard Ginori, che lo utilizzò come Casa al Mare sullo sfiorire degli anni '40.
Dopo diverse decadi l'immobile è un rudere sepolto dai tronchi di pino caduti a seguito della tempesta del 5 marzo con interni invasi da topi, bisce, resti di bivacchi, scritte sui muri, sporcizia e un odore nauseante. L'azienda sanitaria, acquisendola dal Comune, si era messa in testa un'idea più o meno in linea con le aspettative turistiche della zona: costruirci un albergo. Opzione presto naufragata: oggi si parla di realizzarvi una sede per la medicina preventiva e terapeutica dal punto di vista sociale. Buoni propositi, rilanciati anche dai referenti dell'Asl durante un'incursione di Striscia La Notizia che chiese conto dello stato penoso dell'immobile. Sono passati anni e a parte qualche verbale comminato dal Comune sempre ad Asl per le condizioni di incuria dell'area esterna, dell'ex Laveno non vi è tracciaa nei recenti carteggi urbanistici.
Continuano, invece, a destare curiosità le prestigiose formelle in ceramica, piastrelle artistiche che ornano una facciata da demolire e ristrutturare. La curiosità si traduce, poi, in tentativi di metterci mano da parte di ladri più o meno sbadati, visto che in un caso è stata danneggiata una di queste piastrelle: fra quelle più ricercate ed altre a buon mercato ne sarebbero già scomparse una trentina nell'indifferenza generale. Anche perché quelle formelle a rilievo, in molti casi dipinte a mano, sono pezzi unici: una volta inseriti in determinati contesti di arredo valorizzano ulteriormente l'ambiente. Roba per collezionisti o qualcosa del genere. «Ho fatto tutti i passi necessari - spiega il sindaco - per la tutela delle piastrelle in ceramica e con noi Asl: dalla Sovrintendenza i beni artistici ci dicono, però, che non possono al momento, essere rimosse. In poche parole ci sono dei vincoli da rispettare. E a quello ci atteniamo. Detto questo la problematica, legata ai possibili furti, è innegabile e la situazione va riconsiderata, in attesa che vengano realizzate le opere da progetto».
Ma l'attesa rischia di essere lunga. Se non lunghissima. E allora che qualcuno tragga in salvo quelle piastrelle. Prima che finiscano nella sacca di qualche furbo collezionista di passaggio.
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