Il dolore
Rossinavi vara una barca vintage
Sabato va in acqua il Taransay, un 40 metri che è la copia di un’imbarcazione del 1930. L’armatore è del Nord Europa
VIAREGGIO. L’armatore è tedesco (o comunque del Nord Europa), la barca è italiana, il modello è un vecchio cargo varato dagli inglesi negli anni Trenta.
Sabato scende in mare l’ultima nata di Rossinavi. Si tratta di Taransay, un 40 metri su cui il cantiere emergente della Darsena crede molto, anche in prospettiva futura.
«Oggi nella moda si sta affermando il vintage – spiega Filippo Ceragioli che di Rossinavi è tanto, compreso frontman dell’immagine – noi anticipiamo una possibile tendenza con questa barca il cui modello è una nave del 1930. Crediamo che questa barca ci dia una mano come promozione perché appena iniziato l’allestimento i giornali specializzati del settore ne hanno parlato molto».
Ceragioli appartiene ad un cantiere che negli ultimi anni ha fatto parlare molto di sè, costruendo barche che erano state appannaggio di nomi storici come Codecasa o Benetti. Rossinavi ha varato anche il Numptia, il 70 metri che tre anni fa fece bella mostra di sè al salone di Monaco.
L’armatore era il mitico Gino Sbarro, un siculo-americano diventato celebre con una catena di pizzeria aperte in tutti gli Stati Uniti. «In realtà Sbarro ha già venduto la barca. Soprattutto perchè è in là con gli anni» spiega Ceragioli. Che ritorna sul varo di sabato.
«È stata molto complessa la progettazione. Intanto rispetto a quello che era il modello originale, il nuovo scafo è stato allungato da 30 a 39 metri e 50. Quindi con non pochi porblemi per i nostri tecnici. Il progetto è tutto loro, ci hanno lavorato in 11». È noto poi che il successo di Rossinavi è legato non solo ma anche alla capacità di tenere fermi i preventivi di costruzione. Quindi un lavoro complesso per questa barca di 40 metri.
Il varo di sabato fa il paio con quello che avverrà quasi in contemporanea al cantiere Perini per il Perseus III. Nei giorni scorsi c’è stato un varo anche ai cantieri Benetti di via Coppino.
Tre vari in pochi giorni e di barche importanti potrebbe voler dire qualcosa se la situazione complessiva della nautica italiana (e viareggina, naturalmente) non restasse complessa. E poi, c’è poco da dire, in primavera i vari si sono sempre succeduti. E quasi sempre con ritmi più avanzati di questi.
Insomma al di là di importanti annunci che arrivano dai cantieri – come la recente vendita di due Mangusta da parte di Overmarine della famiglia Balducci – la situazione complessiva resta complicata. Con la difficoltà, grossa di risalire a fatturati che neanche lontanamente possono ricordare gli anni antecrisi.
Un dato è significativo per tutti. Nel 2008 la nautica italiana fatturava 3 miliardi di euro. Oggi è a meno della metà, a 2,5 miliardi e una perdita secca di 50mila unità. Più di quanti dipendenti diretti ha oggi nelle fabbriche italiane la ex Fiat (oggi Fca).
Da qui un sentiment, come si dice, che resta negativo anche se sabato in Darsena risuoneranno le sirene per il doppio varo.
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