Sicurezza
I luoghi pucciniani slegati e «nascosti»
Dal Margherita alla villa di Turandot al Marco Polo non esiste un itinerario per i melomani
VIAREGGIO. Non deve essere una Disneyland pucciniana, non piacerebbe a nessuno. Ma certo un po’ di itinerari pucciniani dalle nostre parti non farebbero proprio così male al turismo.
Certo al Margherita, in una brutta sintesi fra caffè e libreria, di Puccini è rimasta solo la targa. E la statua che ci piazzò Angelo Bonucelli quando gestiva il locale? Quella il vecchio patron del Margherita l’ha spostata alla Chiesina, in via Leonardo. Il locale è di famiglia e così ha preferito mettere lì la scultura, anche se naturalmente Puccini con la Chiesina, aperta qualche anno dopo la morte del Maestro, non ha niente a che fare.
Della villa del Marco Polo difficile immaginare quale destino avrà. Intanto dopo il rilascio da parte degli affittuari la Fondazione Puccini di Lucca ha provveduto a ripulirla fuori e dentro. Per il resto non c’è neppure un gioco di luci che segnali alla sera che quel villino in stile neogotico è qualcosa di importante.
Il Maestro a Viareggio frequentava altri locali, non solo il Margherita. Narrano le cronache che lui, elegantissimo come pochi in Italia, si rifornisse da Martini in Passeggiata.
Locale storico, unico sopravvissuto all’incendio del 1917, di cui abbiamo scritto a lungo in questi giorni senza che si sia venuti a capo di niente. Con la proprietà che tace sul futuro del negozio. E con il rischio che faccia una brutta fine anche l’arredamento interno. Al proposito non si hanno notizie di interventi della Soprintendenza.
Insomma i viareggini sembrano quasi dare ragione a Simonetta Puccini quando dice, sommessamente e senza polemica, che «i viareggini non amano il Maestro».
Al di là che possa essere un’affermazione urticante è strettamente vera, o comunque verosimile.
Certo sul fronte lucchese le cose non vanno certo meglio. La casa natale del Maestro dopo il boom iniziale non vede un grande afflusso di pubblico. Del resto di cimeli importanti c’è veramente poco.
Ma soprattutto di là dal Monte non si intravedono grandi idee nè iniziative. E soprattutto se avviene qualcosa è dovuto ai soldi che sborsano banche e fondazioni. Altrimenti anche i lucchesi avrebbero poca voce in capitolo su Puccini.
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